
venerdì 10 dicembre 2010
Nel nome del pulito, "Il mondo deve sapere" Michela Murgia

giovedì 2 dicembre 2010
Salone del Libro Usato 2010
Per chi fosse interessato ecco il sito. Buon Divertimento!
domenica 28 novembre 2010
Arte coi libri
Se da un lato la sua tecnica è opinabile per coloro che amano il libro in quanto oggetto, dall'altra non si può fare a meno di ammirare queste opere...
sabato 27 novembre 2010
Un Libro a Milano 2010
Molte proposte interessanti e qualcuna più trash, quando ci si avvicina a banchetti che propongono soprattutto libri di fate e gnomi dalla grafica agghiacciante o che mescolano il libro col gadget ajurvedico.
La veste estetica è spesso un punto debole di queste piccole produzioni e se un libro non si giudica dalla copertina, è anche vero che un buon scritto merita una bella confezione, che dimostri quanto l'editore crede nel libro che propone.
Tra i banchetti più interessanti segnalo quello di Guido Tommasi Editore, specializzato in pubblicazioni legate alla cucina, ricettari (anche molto belli da guardare) ma anche piccoli libri monografici su alcuni ingredienti (lo zenzero, la vaniglia, il basilico etc.) e volumi che mescolano ricette e racconti legati alla cucina, come "Natali d'Italia" di Stanislao Porzio e "E' l'ora del tè" di Carla Massi.
L'editore La Vita Felice propone invece libretti di saggistica o classici greci come "Le troiane" di Euripide o scritti di Seneca e Platone. Nelle stesse edizioni troviamo poesie di Alda Merini e Majakovskij.
Tagete Edizioni ha una produzione alquanto varia che va dai gialli ai libri di viaggio a prezzi abbastanza contenuti. La signorina, molto gentile, mi ha fatto uno sconto su un libro che ho comprato e mi ha regalato una raccolta di racconti gialli di autori Italiani
Non mancano libri per bambini -Babalibri per fare un nome- e di storia contemporanea come quelli di Zambon Editore (che abbastanza curiosamente ha sede a Francoforte), che esplorano gli avvenimenti storici mondiali, dallo sterminio del popolo ebraico, alla storia della guerra in Vietnam, alla vicenda di Sacco e Vanzetti.
L'incontro più interessante è stato quello con Donne di Carta, un'associazione no profit di Roma che raccoglie editori, librai e lettori.
La signora con cui ho parlato mi ha spiegato il progetto delle "persone libro" di Bradburiana memoria, nato in Spagna ed ora importato anche in Italia. Chiunque può diventare una persona libro imparando a memoria passi dai propri libri preferiti, che siano di narrativa, saggistica, poesia. Anche i testi delle canzoni sono ammessi. Poi i libri si portano in giro, li si "dice" (attenzione, non si recitano nè si fanno letture) per gli altri, per un pubblico.
Quest'iniziativa s'è diffusa per ora in Lazio, Toscana, Puglia e Sardegna. Domani, durante l'ultima giornata della manifestazione, si terrà una "performance" di questo gruppo. E' un'idea interessante, sopratutto perchè non si tratta di letture o teatralizzazioni di testi, tanto in voga e a volte così artificiose. Se v'interessa, l'appuntamento con Donne di Carta è per le 14 presso il Caffè Letterario del salone.
Un Libro a Milano è un'occasione per conoscere un lato un pò oscuro -perchè poco pubblicizzato- ma certamente genuino dell'editoria e per diffondere una cultura del libro che non sia legata solo al bestseller multimilionario o alla moda del momento e l'amore per la lettura, svincolandolo dallo snobismo di alcuni intellettuali e dai tentativi continui del mainstream di fare della cultura in generale un bene per pochi.
Infine ecco qualche link:
www.unlibroamilano.it
www.donnedicarta.org
www.zambon.net
www.guidotommasi.it
www.babalibri.it
lunedì 1 novembre 2010
Nè con gli uni nè con gli altri
Rileggere in questi giorni "Cuore di cane" di Mikhail Bulgakov è illuminante. La prima volta vi cercai la storia, il lato oscuro, ironico ed agghiacciante che fa dei racconti di questo scrittore capolavori del fantastico. Bulgakov aveva il dono di creare un'atmosfera inquietante, abitata da personaggi luciferini che apparivano come per incantesimo, in cui la scienza aveva scopi oscuri e mostrava di essere, nonostante la pretesa di esattezza, una specie di rito magico, tutt'altro che infallibile e schiava di leggi empiriche sconosciute a chi la praticava.
Ma adesso, alla seconda lettura, ti arriva direttamente in testa saltando fuori dalla pagina la consapevolezza di cosa rappresentino i personaggi, quasi archetipici, di questo racconto.
L'intera società Russa degli anni venti va in scena, a partire da Filipp Filippovic, professore emerito che mantiene, in virtù delle sue abilità mediche, ambite dai potenti di ora che si sono sostituiti a quelli di un tempo, una serie di privilegi, ed è pronto a difenderli dagli attacchi dei vari comitati di cittadini e compagni che si fanno avanti.
Con il suo modo di vivere agiato, la sua insofferenza verso le restrizioni e le imposizioni del nuovo regime appartiene al mondo pre rivoluzionario duro a morire.
Ci sono poi Svonder, con il suo codazzo di militanti convinti che cercano con ostinazione di far cedere il vecchio scienziato alle nuove regole e Zina e Dar'ja Petrovna, la cameriera e la cuoca di Filippovic, per le quali la rivoluzione ha cambiato poco, dato che serve erano e sono rimaste.
Soprattutto c'è Pallino, il cane-proletario che viene mutato da Filippovic in essere umano.
In lui la rivoluzione bolscevica s'incarna, portandolo dalla condizione di animale affamato e miserabile a quella di uomo.
Ma con grande sorpresa di tutti, non resta docile ed ubbidiente: brutto e cattivo, Pallinov (come si fa chiamare una volta "umanizzato") si rivolta contro tutto e tutti. In primis proprio contro Filippovic, che lo vorrebbe educato e sottomesso; per far questo Pallinov non esita ad allearsi con Svonder ed il suo Domkom, espressione del potere rivoluzionario.
In breve però tradirà anche loro e li trufferà per inseguire la sua libertà, che non è quella della classe borghese e nemmeno quella bolscevica. Nè uomo nè cane, egli è insofferente alle imposizioni, sta solo dalla propria parte e proprio per questo il suo destino è quello di soccombere. L'unico modo di ottenere la libertà è cercarla per conto nostro ma non ci è concesso, sarebbe troppo pericoloso per chi comanda, di qualunque colore sia vestito.
La metafora scelta da Bulgakov è perfetta, cinica, ironica e valida ancora oggi per illustrare un destino al quale pensiamo di essere sfuggiti ma che con abiti diversi è pur sempre lì ad aspettarci.
Di questi tempi "Cuore di cane" serve a darci uno sguardo limpido ed implacabile sulla nostra condizione, a meditare come, a dispetto delle apparenze, il sogno di Pallinov sia ben lontano dal realizzarsi.
(Mikhail Bulgakov "Cuore di Cane" Oscar Mondadori 2010)
venerdì 29 ottobre 2010
Cose Preziose
La cosa più bella è salire la scaletta -ai lati della quale sono impilati altri volumi- ed esplorare il soppalco, dove si trovano libri vecchi ed addirittura fuori catalogo. Nuovi, non usati, ma quasi tutti in edizioni datate. Dalle biografie di Bob Dylan alle opere di Philip Dick. E' un piacere perdersi in questo mare di titoli quanto mai variegato. E per quanto possa sembrare strano, c'è anche un ordine di catalogazione.
Un luogo magico per il bibliofilo appassionato, uno di quei posti da perderci la testa e tutta la giornata...
In appena mezz'ora di permanenza sono riuscita a trovare una vecchia edizione Einaudi di "Rose e Cenere" di James Purdy, appena ripubblicato. Il volume nuovo costa 18 euro, ma quello che ho preso io costava 14mila lire...Sette euro!
Libreria XX Settembre, Piazza 20 Settembre 6, Ovada (AL). Telefono 0143/86060
venerdì 22 ottobre 2010
Tra topi e malattie: Stanley Helkin "Magic Kingdom"

Quest'astratta intellettualità non colpisce Elkin o almeno "Magic Kingdom", che pur risultando a tratti molto complesso soprattutto a livello di linguaggio, muove da elementi così carichi di pathos e di dramma da rendere necessario uno sguardo spietatamente ironico e allenato all'analisi del pensiero umano, allo smontaggio delle singole emozioni in modo da comprenderle ed esorcizzarle senza permettergli di farci prendere dalla disperazione e dal patetismo.
La storia di Eddy Bale è tragica: suo figlio Liam, dopo una lunga malattia è morto a dodici anni lasciando i genitori sotto choc. La moglie Ginny, incapace di affrontare il lutto insieme al marito lo ha lasciato e si è messa con un tabaccaio. Eddy è un uomo a cui non è rimasto nulla tranne i sensi di colpa. E tra i molti che ha c'è quello per aver fatto tanto per tenere il vita il bambino da dimenticarsi che appunto si trattava di un bambino e avrebbe dovuto divertirsi, nonostante tutto.
Così, forse in cerca di espiazione o per fare un omaggio postumo al figlio, cerca di organizzare un viaggio a Disneyland e portarvi sette ragazzini malati terminali. Nonostante le prime difficoltà, riesce a raggranellare i fondi necessari, poi viene la scelta dei collaboratori ed infine dei piccoli malati destinati alla "vacanza da sogno".
Così il viaggio ha inizio. Un viaggio incredibile davvero, tra malattia, morte, attori falliti vestiti da Pluto e Topolino in un regno irreale dove i piccoli nelle loro condizioni spiccano come creature spaventose dipinte da Bosch. Il contrasto tra l'atmosfera zuccherosa di Disneyland e la clamorosa realtà che v'irrompe con questa carovana d'Inglesi è a volte esilarante e scatena reazioni inconsulte, come nel caso del piccolo Noah, che viene assalito da un irrefrenabile consumismo che cerca di placare acquistando souvenirs di Topolino e Co. alla cieca.
E se i bambini sono malati nel corpo è evidente che gli adulti lo sono nello spirito. Ognuno di loro porta con sè la disperazione, la solitudine, una condizione di inadeguatezza. Mary Cottle ad esempio, impossibilitata ad avere figli fisicamente normali, non vuole un uomo e sfoga il suo nervosismo masturbandosi continuamente; Nedra Carp, la tata, è una donna perbenista, banale, incapace di amore disinteressato ma vittima di una famiglia allargata allo sproposito. Tutti verranno analizzati a fondo, il loro passato ed il loro presente, senza condanna, ma pure senza pietà. E alla fine i piccoli condannati capiranno di non essere loro i veri freaks, che i sani sono in realtà più malati di loro
L'ironia tragica e assoluta, forse già nel sangue di Elkin (ebreo di Brooklin, lui stesso vittima di una malattia degenerativa incurabile) riesce a far digerire al lettore cose terribili, i ricordi del calvario del piccolo Liam, l'umiliazione di Eddy costretto ad elemosinare denaro per le cure comparendo in televisione, rilasciando interviste ai rapaci giornali di gossip Britannici, i mali (spaventosi) che affliggono i piccoli del gruppo, la meschinità degli adulti che appaiono veramente miseri in confronto ai bambini di cui si devono prendere cura.
La critica alla società dei media, alla spettacolarizzazione del dolore, al consumismo (soprattutto Americano), al patetismo, alla visione che gli adulti hanno dell'infanzia ed alla finzione è cristallina e feroce, ogni movimento, ogni pensiero è scoperto e fissato sulla pagina.
Il Regno Magico resta sullo sfondo, scenografia attiva di tutta la vicenda che influenza i suoi ospiti e da loro è (anche se in apparenza non si direbbe) mutato. Quando Eddy Bale se ne andrà con tutto il suo carrozzone, Disneyland sarà irriconoscibile.
Se deciderete d'impegnarvi in questa lettura siate preparati, "Magic Kingdom" è densissimo, psicologicamente, intellettualmente e linguisticamente. Non è un caso che la scrittura di Stanley Elkin sia stata paragonata ad "un assolo di sax nell'orchestra di Duke Ellington" (cit. Rick Moody): i suoi periodi sembrano interminabili, con pagine e pagine occupate da testo che sta tra parentesi lontanissime l'una dall'altra, tanto che capita di perdersi e dover tornare indietro più volte per riprendere il filo, capire l'intonazione a cui pensava, cercare di intuire lo sviluppo successivo. Non mancano divagazioni, tutt'altro che oziose ma certo impegnative. Eppure, si resta ipnotizzati e in un attimo ci si trova a metà libro.
Ci vuole un pò di coraggio ad avvicinarsi a questa storia, sia per le tematiche che per lo stile letterario, ma certamente non ci si pente di averlo fatto.
Vi lascio con un'intervista all'autore del 1974, pubblicata dal "the Paris Review"...
(Stanley Elkin "Magic Kingdom" 2005, Minimum Fax)
sabato 2 ottobre 2010
BaaaBaaa Black Sheep! Ascanio Celestini, "La Pecora Nera"

"La pecora nera" è il testo di uno spettacolo da poco diventato anche un film e tratta il tema dei manicomi e della malattia mentale.
Nicola è entrato in manicomio quando era un ragazzino. C'è arrivato quasi per errore e ci è rimasto tutta la vita; forse era già matto da piccolo, forse è diventato matto a furia di elettroshock e pastiglie colorate, di solitudine e mancanza d'amore. Magari non è matto per niente. Dal mondo dentro la sua testa, di rinnegato, di escluso, riesce a vedere tante cose come realmente sono, le distorce fino a coglierne l'essenza e ce le restituisce crude e indigeribili.
E ricorda il mondo com'era quando è nato, nei Favolosi Anni Sessanta, sull'orlo di un cambiamento epocale che avrebbe travolto tutto e portato meravigliose illusioni naufragate in un mare di merci e di desideri ridicoli e vuoti. Vorrebbe forse provare a ricomporre le cose, a metterle a posto una volta per tutte e per questo continua a tornarci incessantemente. La sua vita si è fermata lì. Ma ormai Nicola è perduto. Troppo isolamento, troppe pasticche, troppo buio.
I Favolosi Anni Sessanta sono finiti e si sono portati via i sogni di tutto un paese, di tutto il mondo. Ciò che resta, ciò che resta a noi e a Nicola è l'incredibile solitudine del "Manicomio Elettrico", che ha svuotato la vita di senso ma che ormai è la nostra casa e l'unica compagnia.
Non dico di più. Aggiungo solamente che rispetto al collega Filippo Timi recensito qualche mese fa in questo blog , Celestini non vuole scrivere un romanzo ma restituire il testo teatrale e per questo motivo, pur essendo una bella lettura, si ha la percezione che solo la voce e la faccia di Ascanio possano completarla.
Pubblico anche il link al sito di Ascanio Celestini dove racconta in forma di diario come "La pecora nera" è diventato un film.
(Ascanio Celestini "La pecora nera", 2006 Einaudi)
domenica 26 settembre 2010
Alla scoperta del Negozietto
sabato 25 settembre 2010
Segnalazione
Tra i partecipanti Ron Leshem, Yarona Pinhas, Erica Jong.
Il programma completo sul sito.
domenica 12 settembre 2010
mercoledì 8 settembre 2010
Nessun controllo, A.M. Homes "La sicurezza degli oggetti"
E’ disturbante, anche perchè alcune di queste storie risposte a domande imbarazzanti che temiamo di porci ("Cosa farei se...?", "Cosa succede quando...?") ed a qualcuno potrebbe venire la tentazione di mollare un libro così forte, in cui i personaggi non godono di alcun aiuto da parte della loro creatrice, che li lascia, privi di qualunque sicurezza fisica o affettiva. Forse, come suggerisce il titolo e come sembra fare uno dei protagonisti dei racconti, restano solo gli oggetti, automobili, case eccetera, a darglii un'illusione di controllo sulle loro vite. Il lettore non può fare a meno di sentirsi parte del loro stesso vuoto e se solo ce lo concediamo possiamo scoprire di assomigliargli più di quanto vorremmo.
giovedì 2 settembre 2010
Va dove ti porta lo spazzolone! Louise Rafkin "Lo sporco degli altri"
lunedì 16 agosto 2010
François Bégaudeau "La classe"
domenica 15 agosto 2010
venerdì 30 luglio 2010
Leggendo in vacanza
D'estate si può recuperare il tempo perduto durante l'anno e riportarsi in pari con le letture: libri iniziati e abbandonati per mancanza di tempo o perchè erano troppo impegnativi da leggere sotto stress lavorativo, libri e libroni lunghi.
Per molti l'estate equivale a due, tre volumi, magari best sellers, da "consumare" nella beatitudine delle giornate in spiaggia, sotto l'ombrellone o nelle serate sul balcone, senza tv. Questa è almeno l'immagine che molti media forniscono anche se non sono affatto sicura che rappresenti la maggioranza.
Secondo alcuni è meglio portarsi via libri d'evasione, per distrarsi e non sovraccaricare i neuroni.
Leggere è e deve essere un piacere e quindi quest'idea mi pare perlomeno bizzarra, è come dire d'inverno leggo Proust perchè mi devo opprimere, mentre d'estate ci dò dentro con la Kinsella, che mi fa allegria.
Personalmente trovo che fare una scelta di cosa portarsi appresso sia sempre un pò drammatico. In quindici giorni si può cambiare umore, ci si può rendere conto di avere scelto il volume sbagliato e volerlo cambiare, si può desiderare improvvisamente di leggere un libro inizialmente scartato e che invece ora, a centinaia di chilometri da casa, sembra proprio la cosa giusta da avere con sè.
Certo, le edicole marittime offrono una certa scelta, ma in generale seguono la teoria del neurone affaticato di cui sopra e possono spesso offrire sono romanzoni di scarsa qualità, d'azione, romantici e storici. Anche se, bisogna ammetterlo, talvolta di trova un prezzo di grande pregio (un introvabile Urania magari) sepolto sotto la fuffa.
Tornando alle scelte obbligate della partenza, io utilizzo una strategia di diversificazone: a meno di non avere il pallino di un certo autore in quel momento, tendo a portare almeno quattro o cinque di generi diversi, tipo un romanzo e una raccolta di racconti, uno decisamente deprimente e un altro un pò più allegro.
E' divertente poi notare che quasi automaticamente tendo a portare in ferie i libri più cupi: ricordo un'estate in cui lessi "Cuore di tenebra" e ne rimasi tanto depressa che quando mi capitò sottomano "Mattatoio 5" mi sentii quasi sollevata.
Che dire poi dello scorso anno, mi portai appresso "Soffocare" e soprattutto "Diary" di Chuck Palaniuk e la raccolta di Raymond Carver "Vuoi star zitta per favore?", come dire, una montagna di risate.
Per queste vacanze ho cercato di essere più varia possibile, ed ho approfittato dell'obbligo lavorativo per portare più libri del solito. Li potete vedere nella foto...
giovedì 22 luglio 2010
Gioco di specchi, "Twin Study", Stacey Richter

Tra tutti gli autori della raccolta "Burned Children of America" recensita qui lo scorso anno, Stacey Richter mi aveva particolarmente colpita.
martedì 29 giugno 2010
Il grande vuoto: "Nudi e Crudi", Alan Bennett

Perdere tutti i propri averi in una botta sola. Da un momento all’altro essere privati di tutti i mobili, i libri, i dischi, i vestiti. Non solo. Di tutte le fotografie, i regali ricevuti, ogni cosa scomparsa come se mai fosse esistita.
Tremendo? Spaventoso? O consolante? Alan Bennett, tra i più noti umoristi contemporanei ci fa la domanda e ci fornisce (come piacerebbe a Marzullo) la sua risposta in questo racconto esilarante.
I coniugi Ransome (trad. riscatto) al rientro da una serata a teatro trovano l’appartamento completamente svaligiato. COMPLETAMENTE. Non è rimasta neanche la carta igenica. Non senza qualche difficoltà (non hanno cellulare ed il loro telefono fa parte della refurtiva) avvertono la polizia, che senza troppa solerzia arriva sul luogo del crimine.
Da quel momento è come se la storia prendesse due strade opposte: da una parte Mrs Ransome, casalinga borghese si trova a gestire un sacco di tempo libero ed un sacco di spazio vuoto. Vincendo l’iniziale titubanza e diffidenza comincia ad avvicinarsi al mondo che sta al di fuori del suo appartamento e che blindata nei suoi averi non aveva mai conosciuto.
Al contrario il marito sembra del tutto indifferente alla scoperta della moglie e procede abitando il suo desolato appartamento come se nulla fosse accaduto.
Quanto mettiamo di noi stessi in ciò che possediamo? Quanto ci facciamo rappresentare dalle cose? E se le perdiamo, perdiamo anche la nostra identità? E se la risposta è sì dobbiamo disperarci o tirare un sospiro di sollievo? Non essere più la persona conosciamo può essere una tragedia, ma può essere l'inizio di un nuovo sè e di un riscatto a lungo atteso. In fondo tutti almeno una volta abbiamo sognato di scappare da ciò che siamo e se l'occasione non ce la creiamo, può venire da sola. L’umorismo acidissimo e surreale della vicenda dei Ransome nasconde in realtà una meditazione quasi tragica sul senso della perdita, sul dramma del tempo che passa, della morte che si avvicina e sulla possibilità di strappare qualcosa dalle sue dita. La capacità di rinnovarsi è fondamentale per sopravvivere e chi si ferma è perduto.
Serissimo e dissacrante, Bennett critica ferocemente (e con inarrivabile stile) la classe borghese e la way of life britannica, ma la storia dei Ransome ha decine di letture diverse. Per esempio, ora come ora potrebbe essere una metafora dello smarrimento di certezze economiche in un tempo di crisi; decidete voi quella che più vi aggrada. Perdete pure tutti i mobili, ma non fatevi mancare questo libro.
(Alan Bennett "Nudi e Crudi" 2001, Adelphi)
giovedì 24 giugno 2010
Nudo e crudo: "Tuttalpiù muoio" Albinati e Timi

Vedo Filippo Timi sui cartelloni che pubblicizzano un suo spettacolo a Milano. Poi eccolo ad un programma televisivo. Infine m'imbatto nei suoi libri. Mi chiedo come farà a fare tante cose. E decido di rischiare, mi compro "Tuttalpiù muoio", un romanzo semi-autobiografico scritto con Edoardo Albinati da cui Timi ha tratto anche un monologo teatrale intitolato "La vita bestia".
sabato 19 giugno 2010
Prima che tu vada: "nell'intimità" Hanif Kureishi

L'amica che mi ha prestato questo libro voleva da me un'opinione. Non riusciva ad inquadrare il personaggio narrante, l'alter ego (ma quanto alter?) dello scrittore Hanif Kureishi che racconta il travaglio della notte prima di lasciare la casa dove vive con la compagna ed i due figli.
mercoledì 16 giugno 2010
APPELLO!
domenica 6 giugno 2010
LionasssoTessorg!

"La Sindrome di Tourette si manifesta con movimenti involontari del corpo e/o facciali e con tic di tipo vocale o verbale che possono variare dalla ripetizione di una parola fino all'incoercibile pulsione a proferire espressioni o parole imbarazzanti e/o volgari; si parla in tal caso di coprolalia e coproprassia. La tipologia, la frequenza e la gravità di queste manifestazioni variano ovviamente da una persona all’altra al punto che diversi soggetti con sindrome di Tourette neppure la considerano una patologia. La sindrome sembra influenzare una propensione all'attività indagativa e alla ritmica musicale: numerosi soggetti affetti dalla sindrome sono musicisti; nella biografia di Mozart e di molti altri musicisti sono riscontrabili diversi tratti tourettici. (...) L'elaborazione delle informazioni è spesso rapida, intuitiva, poco propensa a sottomettersi a passaggi sequenziali e questo talora penalizza i pazienti più giovani nelle attività scolastiche, dove la didattica imposta richiede l'adesione a modelli di pensiero poco confacenti la creatività tourettiana." (da Wikipedia)
sabato 5 giugno 2010
Zona Cesarini
venerdì 28 maggio 2010
"Nel frattempo..."

Vi ricorderete forse che qualche mese fa recensii su queste pagine "Men and Cartoons" di Jonathan Lethem, autore americano che ha partecipato al recente Salone del Libro di Torino per presentare il suo atteso "Chronic City".
domenica 16 maggio 2010
Greenpeace al Salone del libro

Se mai prenderò in mano un E-book, sarà solamente per motivi ecologici. E' un oggetto che non mi attira per niente ma a volte non posso fare a meno di pensare che effettivamente, date le condizioni penose del nostro pianeta e il continuo taglia taglia della Foresta Pluviale, un modo per diminuire le dimensioni del disastro sarebbe quello di rinunciare al libro di carta.
venerdì 14 maggio 2010
Salone del Libro 2010- NOTIZIONA!

Dal sito de Il Teatro degli Orrori!
READING E CONCERTO DEDICATO A KEN SARO WIWA PER IL TEATRO DEGLI ORRORI; DOMENICA 16 MAGGIO, SALONE DEL LIBRO, TORINO
All’interno del SALONE DEL LIBRO di Torino
Domenica 16 maggio
Sala Gialla
Ore 20.30
“A SANGUE FREDDO”
A 15 anni dalla scomparsa di KEN SARO WIWA
Reading e concerto de
IL TEATRO DEGLI ORRORI
dedicato allo scrittore nigeriano giustiziato nel 1995 per le sue idee
ingresso; 8 euro (biglietto di entrata al Salone)
ingresso alla sala; fino a esaurimento posti - GRATUITO
prenotazione presso il green point all’interno del Salone
Quest’anno il tema centrale de IL SALONE DEL LIBRO di Torino è LA MEMORIA. E’ stato naturale, a quindici anni dalla scomparsa di una figura importante come quella di Ken Saro Wiwa, recentemente riproposta al grande pubblico grazie anche allo scrittore ROBERTO SAVIANO, pensare a un evento a lui dedicato.
La scelta di dare vita a questo evento è caduta sulla rock band italiana IL TEATRO DEGLI ORRORI.
Non poteva essere altrimenti.
Già, perché Il teatro degli orrori nel novembre del 2009 hanno pubblicato il loro disco, A SANGUE FREDDO, dedicato appunto allo scrittore e attivista nigeriano giustiziato nel ’95.
L’evento si svilupperà in due momenti distinti: una lettura di scritti di Ken Saro Wiwa da parte di Pierpaolo Capovilla (cantante del gruppo) con sottofondo musicale de Il Teatro degli Orrori e un set di quattro brani tratti dall’ultimo disco, riarrangiati per l’occasione in versione acustica, con archi, chitarre acustiche, theremin e altri strumenti unplugged.
KEN SARO WIWA
Narratore, poeta, drammaturgo, autore televisivo, ed infine attivista politico e leader del MOSOP - Movement for the Survival of the Ogoni People: la sua battaglia per il rispetto dell'ambiente gli costò la vita.
www.remembersarowiwa.com
http://www.salonelibro.it/it/organizza-la-visita/programma/details/1849-a-sangue-freddo-reading-concerto-del-teatro-degli-orrori-a-quindici-anni-dalla-scomparsa-di-ken-saro-wiwa-tema-la-memoria-svelata.html
domenica 9 maggio 2010
Salone del Libro 2010
Se qualche lettore se la dovesse sentire di affrontare la mischia e volesse mandarci il suo reportage lo pubblicheremo volentieri...In bocca al lupo...
martedì 4 maggio 2010
8 Maggio 2010: la lunga notte dei libri a Berlino

L'8 maggio sara' gran festa per coloro che amano i libri: a Berlino si ripete la Lunga Notte dei Libri.
La 12 esima edizione si tiene, come sempre, a Kreuzberg, in Oranien Straße. Nelle librerie e nei locali che costellano la via avranno luogo letture, incontri con gli autori, per i piu' piccoli spettacoli di burattini ispirati a racconti ed inoltre mercatini dello scambio del libro. Si va avanti fino a tardi. Una festa per tutti coloro che invece del pane divorano libri. Trovate le informazioni sul sito tedesco qui
domenica 2 maggio 2010
sabato 1 maggio 2010
Stranger Than Fiction

A volte la realtà diventa tutt'uno con la fantasia. Avvenimenti che potremmo trovare tra le pagine di un libro poliziesco o noir diventano tangibili, con tutte le conseguenze.
martedì 27 aprile 2010
Neve, Amore Rock n' Roll: Aki Kaurismaki "L'uomo senza Passato"


Come ci avverte nella prefazione lo stesso autore, questo libro non e' un romanzo. Il film omonimo Kaurismäki lo diresse nel 2002, ed oggi Iperborea pubblica la traduzione della sceneggiatura che ne era all'origine.
Un uomo arriva una notte in treno in una citta' finlandese, con una valigia contenente i suoi averi. Tutto e' chiuso, non c'e' un bar aperto dove aspettare l'alba, e il nostro decide di appisolarsi su una panchina. Pessima idea, perche' 3 teppisti sadici lo sorprendono, lo derubano, picchiano a sangue e tentano persino di bruciarlo vivo.
Scampato per miracolo alla morte, il nostro personaggio si risveglia dal coma ma non ricorda nulla della sua vita precedente. Senza un nome, un passato, un' identita' e soprattutto senza soldi, si avventura nella parte degradata della citta' e trova amici e compassione tra poveri che abitano nei containers vicino al porto. Da qui in poi seguiremo la malinconica ed esilarante ricerca di M, come viene ribattezzato, di una nuova vita un nuovo amore e un nuovo lavoro.
Vidi il film all'epoca in cui uscì, e rimasi -come sempre capita quando si vedono I film di Kaurismäki- colpita e commossa. Nonostante gli anni e il fatto che gia' conosca la storia, questo libro si legge molto piacevolmente e lascia nel finale la stessa calda e luminosa sensazione che qualcosa di buono al mondo puo' accadere.
I dialoghi di questa sceneggiatura sono veloci, secchi, senza fronzoli come tipico dei film di Kaurismäki e proprio per questo pieni di sottile e surreale umorismo. Nonostante l'economia delle descrizioni, Kaurismäki riesce sempre ad infilare qua e la' un commento personale sui personaggi o la surrealta' di quella o questa situazione, come ad esempio quando definisce la faccia di M “da clown triste” o quando descrive con sarcastica lucidita' I tic degli impiegati bancari. Si ha l'impressione che esista una realta' parallela in cui questi matti esistono per davvero, ma a ben guardarli non sono tanto diversi dalle persone che incontriamo ogni giorno, compresi noi stessi!
I personaggi sono bizzarri ma ognuno con una morale: ad esempio Anttila, il poliziotto che affitta a prezzi da strozzino il container dove M andra' a vivere, che fa il duro, ma alla fine ha un buon senso della giustizia; la malinconica Irma, che come un fiore non troppo fresco ancora aspetta che qualcuno si accorga di lei e la porti via da una mensola solitaria e polverosa; Nieminen che salva M e lo porta dal “popolo dei containers”, i pazzi impiegati dell'esercito della salvezza, etc. La storia di per se' e' il trionfo delle piccole cose, dei piccoli momenti che cambiano la vita.
La satira di Kaurismäki critica quietamente ma con fermezza la burocrazia e le convenzioni, la loro mancanza di flessibilita' e umanita' per cui chi e' senza nome non ha importanza e un pezzo di carta vale piu' della vera identita' di una persona. Allo stesso tempo vengono premiati i coraggiosi, i generosi, quelli che non hanno nulla ma provano ogni giorno ad essere felici, insieme agli altri.
La passione per la musica e il rock-blues di KaurismÄki aleggiano qua e la' tra le pagine senza mai diventare auto citative come potrebbe essere un in libro di Hornby.
L'umorismo di Kaurismäki e' nero, sottile, impalpabile, nascosto nelle cose quotidiane, certamente non e' “visibile” a tutti. Due giorni dopo aver finito di leggere questo libro, in tv hanno trasmesso di nuovo il film, e mi ha divertito ancora molto. Trovo che questa sia una grande qualita', sia per il film che per la sceneggiatura. Sottovoce come e' suo stile, Kaurismäki ci ricorda il potere della speranza, dell'essere generosi, dell'amore e come la felicita' sia in realta', molto semplice.
giovedì 22 aprile 2010
23 Aprile 2010
mercoledì 14 aprile 2010
I Had a Dream

Ogni libro di Kurt Vonnegut è come uno scrigno colmo di fantasmagoriche ricchezze. Ancora oggi, dopo aver letto una decina delle sue opere rimango ammirata dalla quantità di argomenti e storie che riesce a comprimere, apparentemente senza alcuno sforzo, in una media di sole duecentocinquanta pagine, senza rinunciare a niente da un punto di vista espressivo.
In questo romanzo del 1979 troviamo: sindacati Americani, caccia alle streghe, lo scandalo Watergate, Sacco e Vanzetti, dame delle sporte, società multinazionali, storie di fantascienza e molto altro.
La vita di Walter Starbucks, nato Stankievicz da madre Lituana e padre Polacco inizia in modo singolare: il datore di lavoro dei suoi genitori (industriale ferriero balbuziente ed eremita) lo prende in simpatia e fattone il suo unico avversario nel gioco degli scacchi, decide di finanziare a sua istruzione: lo manda dunque a studiare ad Harward, l’università dove si formano i futuri burocrati di Washington. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, alla quale partecipa come addetto ai rifornimenti, Walter resta senza lavoro. Poi, gli viene miracolosamente offerto un posto nell’esecutivo di Nixon, nella più bassa posizione possibile. Eppure, anche lui rimane coinvolto nel Watergate e finisce in galera.
Questo è solo l’inizio di una vicenda che vede il protagonista salire, scendere e risalire la scala sociale senza meritare mai fino in fondo il bene ed il male di cui è oggetto. Walter è un burattino , volontariamente o meno, in balìa del destino e lo subisce senza lamentarsi troppo. Lo incontriamo vecchio e rassegnato, consapevole delle proprie debolezze e meschinità, in grado di ammetterle con onestà.
Lui, come Billy Pilgrim, come gli altri personaggi di Vonnegut di arrende all’inevitabilità del bene e del male e chi non lo fa ora è comunque destinato a farlo, colpito come tutti dalla vita. La mancanza di fiducia nella bontà del genere umano, il pessimismo verso l’esistenza sono alla base di questa rassegnazione, e anche se esistono persone buone e a volte vengono pure riconosciute e ricompensate, c’è sempre qualcuno che paga ingiustamente per questo.
La classe dirigente (gli Hawardiani) decide per tutti e poco importa se nei meccanismi del potere costituito rimangono stritolati casualmente (ma fino a che punto casualmente?) uomini come Sacco e Vanzetti, deboli tra i più deboli perché immigrati, veri agnelli sacrificali in una “Passione Moderna”. Pure coloro che cercano di portare uguaglianza e libertà per tutti sembrano destinati irrimediabilmente a fallire.
Come sempre Kurt Vonnegut si diverte a creare situazioni paradossali e collegare tra loro personaggi le cui storie sono inizialmente separate (c'è anche una nuova reicarnazione di Kilgore Trout) e poi, lentamente, si uniscono in un unico grande disegno, come a dire, siamo tutti parte di un’unica cosa.
Maestro di umorismo tragico, in questo romanzo si fa un po’ più rassegnato e amaro; le risate sono più rare e malinconiche del solito. Volendo vedere in una prospettiva storica questo libro, pubblicato al termine di quel periodo che aveva fatto sognare un mondo più giusto a tutti, possiamo quasi dire che si tratti di un requiem di quell’epoca, in cui l’autore confessa di essersi sbagliato, di aver sognato anche lui, di essersi illuso di un cambiamento, quando il cambiamento non esiste. Presente e passato si combinano in un flusso narrativo lontano dalla psichedelica frammentata di “Mattatoio 5” e “Le Sirene di Titano”, basato sulla logica del flashback piuttosto che sul geniale capriccio del narratore.
Si rimane stupiti dall’attualità di quanto scritto trent’anni fa in questo volume, soprattutto quando si legge la storia di Sacco e Vanzetti. Peccato sia una conferma della fondatezza del pessimismo di Vonnegut.
( Kurt Vonnegut "Un pezzo da galera" Feltrinelli, 2004)