venerdì 7 settembre 2012

El Principe Picinin

Ho la casa piena di copie de "Il piccolo principe" in almeno quattro lingue diverse. Ma in dialetto veneto ancora non l'avevo visto.
Questo volume è edito da Edition Tintenfass, una casa editrice di lingua tedesca che ha nel suo catalogo di letteratura per bambini anche la versione in dialetto milanese del libro di Saint Euxpery nonchè "Pierino Porcospino" e "Max e Moritz", classici piuttosto dark.
Per autentici fanatici...

Citazione ispirazione del giorno

Funziona così: tutti i giorni apro un libro e leggo la prima frase che mi capita sotto gli occhi. Poi la riporto nel blog, e forse a qualcuno sarà d'ispirazione.
Iniziamo oggi, con uno dei miei autori preferiti, Mark Twain, e l'immenso Huckleberry Finn:

"Noi naturalmente muti, e ce la diamo a gambe, e via come saette. Allora si odono passi di corsa, una serie di spari, e le pallottole ci fischiano tutte in giro. Ce le sentiamo fischiare proprio vicine. Poi li udiamo urlare:
-Sono qui, sono qui! Sono diretti verso il fiume! Sotto, ragazzi, e sguinzagliate i cani!"

(dall'edizione Einaudi, traduzione di Enzo Giachino)

martedì 4 settembre 2012

Rinnoviamo le Sirene?

Devo dire che sono soddisfatta del mio blog...almeno esteticamente non lo cambierei. Vorrei però qualche suggerimento da parte di voi lettori, vorreste qualcosa di diverso? Articoli di altro tipo oltre alle recensioni? Forza, non siate timidi e lasciate i vostri suggerimenti nel modulo commenti!

domenica 2 settembre 2012

Vonnegut prima di Vonnegut: "Baci da 100 dollari"

Jackson Pollock "Number 8"

Quando un grande (o grandissimo in questo caso) scrittore muore, in genere succedono due cose: la prima è che vengono ripubblicati tutti i suoi libri in modo che chi non lo conosce possa scoprirlo; la seconda è che gli eredi dell'artista frugano nei suoi cassetti e ne traggono una serie di inediti che vengono dati alle stampe fidando che la rinnovata celebrità del caro estinto li farà vendere. Anche se entrambe queste cose sono successe (in modo molto discreto e rispettoso, per la verità) per Kurt Vonnegut, “Baci da 100 dollari” non appartiene a nessuna delle categorie di cui sopra.
Si tratta infatti di una raccolta di racconti pubblicati da riviste Americane come Collier's, Ladies' Home Journal e The Saturday Evening Post negli anni del dopo guerra. Una specie di prequel a quella che sarebbe stata una delle opere più sconvolgenti e meravigliose della letteratura contemporanea.

Prima di frantumare il tempo e riuscire ad elaborare (senza poterlo mai esaurire, ahimè) il dolore della guerra, prima di Tralfamadore, e degli Infundibuli Cronosinclastici, prima di tessere trame sconcertanti e diventare un simbolo della controcultura Kurt Vonnegut scriveva racconti divertenti, tristi, popolati di personaggi bislacchi ed illuminati da una luce dolce e stramba.
Ci sono scienziati che vivono insieme a frigoriferi robot, vedove di guerra, vecchi dalla pronuncia scorretta, colleghi burloni e così via, persone che affrontano il mondo e le cose che accadono loro e che in molti casi avranno la vita cambiata dalle proprie azioni.
Storie limpide e senza trucchi o trabocchetti nel finale (una tecnica abbastanza diffusa nei racconti brevi), in cui prevale la curiosità per le reazioni umane, e per il “come va a finire”. E si srotolano quasi con dolcezza, anche quando affrontano argomenti dolorosi e creano tensioni a cui è difficile non partecipare. In “Ruth” ad esempio, una giovane donna, incinta, che ha appena perso il marito, si trova ad affrontare una suocera morbosa che vive nel ricordo del figlio e vuole perpetuarlo a modo suo; “La voce del denaro” e “Gli imbroglioni” pongono questioni morali a cui lo scrittore dà una risposta ottimista e fiduciosa nell'uomo.
Non tutto va liscio, ed a volte l'esito delude, come in “Tango”, un racconto condotto sul filo di una brillante sicumera tipicamente Vonneguttiana, ma abbastanza sconclusionato, senza un senso profondo né un vero finale; “Spegniti breve candela” è l'unica storia a ricorrere al finale a sorpresa di cui parlavo all'inizio, ma è tanto prevedibile che la sorpresa non c'è.
In generale comunque, il bersaglio è centrato: tra i racconti migliori “Con la mano sull'accelleratore” e “Baci da 100 dollari” in cui le vittime di atteggiamenti comuni e fastidiosi dell'uomo medio, di piccoli velenosi soprusi quotidiani, reagiscono e si difendono. Questa “sistemazione dei torti” è un elemento importante di queste storie in cui c'è ancora la speranza (o forse il disperato desiderio) che le cose, se tutti s'impegnano, possano migliorare, un sentimento che si tramuterà in amarezza e rassegnazione per l'incorreggibilità e del genere umano.

Anche se questo non è il Vonnegut che la maggior parte del pubblico conosce, sotto la superficie dei racconti dalla struttura semplice e forse (dati i committenti) un po' addomesticata ribollono gli elementi ricorrenti della sua letteratura a venire: il fantastico e l'assurdo, la guerra, l'incontro tra bene e male, il destino e perfino la passione per l'arte moderna, tenuti insieme dal suo umorismo e da una sensibilità fuori dal comune.
Per chi lo ama è un ritorno alle origini che aiuta a conoscerlo meglio, ad affezionarcisi anche di più. Per chi non ha mai letto niente di suo o non ha digerito le opere più ardite è l'occasione per avvicinarsi e riavvicinarsi in maniera più “morbida” al suo lavoro.

A rendere ancor più pregevole il volume ci sono molti disegni dello stesso Vonnegut ed una bella prefazione di Dave Eggers.


(Kurt Vonnegut “Baci da 100 dollari” 2011 ISBN Edizioni)

sabato 25 agosto 2012

Libri Suonati

Ecco che vi aspetta...
A dicembre di quest'anno Beck pubblicherà il suo nuovo album, dal titolo “Song Reader”. Edito da McSweeney (e da Faber & Faber per il mercato Inglese), sarà composto da 20 libretti contenenti la partitura musicale dei brani per diversi strumenti ed i testi. Niente musica, nessun cd, nessuna nota suonata  da Beck...
Saranno i fan a dover suonare e cantare i brani, registrandoli e caricandoli su Youtube. Le migliori versioni saranno inoltre pubblicate dal sito di McSweeney.
L'idea è originalissima e crea una contaminazione tra editoria, musica e video forse mai vista prima, di cui aspettiamo con ansia i risultati!

giovedì 16 agosto 2012

Coppie, parte 2: Mentre i mortali dormono (cit.), Giacomo Papi "I primi tornarono a nuoto"


Claude Monet-Twilight in Venice
L'idea del ritorno dei morti sulla terra è da sempre presente nella narrativa, a partire da Euridice che Orfeo tenta di riportare a casa dal mondo dell'Ade, centinaia, migliaia di storie sulla morte ed il ritorno alla vita sono state scritte ed immaginate, alcune come esorcismi per curare la paura, altre come base su cui costruire fedi; dal loro canto, scrittori e registi si sono lasciati ispirare da questo tema che si intreccia inevitabilmente con le forze primarie dell'amore e del sesso.

Tutto questo Giacomo Papi lo sa, ed ha deciso di immaginare le conseguenze più estreme di un ritorno massivo dei morti dall'Aldilà. Una buona idea se condotta nel modo giusto. In letteratura -come in ogni cosa- bisogna fare delle scelte e, generalmente, più motivate ed ardite sono, più interessante sarà il risultato.
Il nostro autore però sceglie di non scegliere: con abilità tutta italiana mette i piedi in praticamente tutte le scarpe disponibili, partendo dal mistery-horror corredato di simboli biblici, scivolando sopra il thriller fantapolitico, diventando esistenziale, ritornando a martello sull'horror e chiudendo con il registro sentimental-buonista da famiglia Mulino Bianco (oppure Rossella O'Hara,“Domani è un altro giorno!”).
Il risultato di tanti cambiamenti in così poche pagine e di uno stile a volte sciapo ed altre fortemente lirico è un abbozzo di romanzo che in mano ad un altro scrittore/scrittrice avrebbe potuto diventare un gran bel libro. Penso a cosa ne avrebbe fatto Stephen King, magari un nuovo “L'ombra dello scorpione”, un tomo da 1500 pagine in cui avrebbe sciorinato tutto il possibile sulle conseguenze sociali, politiche, economiche, religiose del “ritorno”, sui caratteri e le storie dei personaggi coinvolti, sarebbe andato a fondo.
Fredric Brown avrebbe forse inventato una storia comicissima e fuori di testa, Yates un dramma familiare struggente, Kurt Vonnegut...un miracolo.

Lo so, non è leale confrontare un neo romanziere con tali mostri sacri, però mi arrabbio quando mi trovo tra le mani un libro in cui niente si conclude, niente ma proprio niente è approfondito, solo accennato, come se l'autore ci dicesse “Avete presente...?” e noi lettori dovessimo immaginarci il resto. Così -ad esempio- le conseguenze sulle religioni ufficiali sono proprio schizzate, e se la chiesa cattolica viene minimamente chiamata in causa, di protestanti, buddisti, Islam, Israele (le teocrazie!) non si parla proprio.
Altro esempio, la resurrezione del personaggio famoso contemporaneo (effetto speciale!) che pur non nominato apertamente s'intuisce chi sia (leggete la descrizione della giornalista neo-viva e ditemi se non vi fa pensare ad Oriana Fallaci) è appena accennata (lei sicuramente non avrebbe esaurito l'argomento con un articolo, ne avrebbe scritto un libro, etc. etc.).
I governi del mondo, vista la concreta possibilità di vedersi rovesciati da eserciti di redivivi, praticamente non reagiscono in alcun modo. In compenso, indicono un utilissimo congresso in cui tutti gli scienziati del mondo racconteranno la loro idea sulla situazione. E per essere sicuri che nessun ex-morto vi partecipi, si sceglie per organizzarlo un luogo che può venire isolato dal resto del mondo: Venezia! D'accordo, lì l'atmosfera è decisamente dark, ma non era più logica una base militare in qualche isola? Questo non è il G8... Comunque è questo il punto centrale (e forse il più atteso dallo scrittore) del libro, in cui si scatena tutta la potenza della lingua italiana, con una descrizione della Laguna come un luogo da tregenda in attesa della tempesta. Che puntualmente arriva, ma anche qui, gli accadimenti non si compiono ed il protagonista nel mezzo del marasma scappa dalla sua bella.
I morti ritornati appaiono inizialmente buoni come Teletubbies, spaventati e simpatici, poi improvvisamente decidono di diventare Gremlins cattivissimi, ma non si capisce, quando, come si sono incontrati per parlarne?
Sembra che Papi abbia avuto centinaia di buone intuizioni che aprono porte sulle più interessanti e profonde interpretazioni (i morti rappresentano il passato Italiano che non ci lascia mai? Il vecchio del paese che soffoca il nuovo? Si tratta di una critica alla tentazione di guardare storicamente indietro?) ma non il coraggio di approfondirle.

I personaggi allo stesso modo sono approssimativi: Adriano Karaianni, un bravo ragazzo pensieroso ed eroico, senza arte né parte, la sua compagna Maria (appropriatamente incinta) bella, brava, comprensiva, di buon senso, lei sa, lei capisce, non parla troppo, anzi stà zitta e meditabonda...Il cliché della donna ideale e inesistente. I loro dialoghi sono in generale miseri, e quando Papi vuol dargli una parvenza di realismo c'infila un cazzo o un vaffanculo, che sembrano provenire dalla bocca di un neonato. E poi i patetici politici italiani, untuosi e leccaculo, ed il cattivissimo (e magrissimo e puzzolentissimo) agente dei servizi segreti, personaggi abbozzati senza particolare arguzia.
La scrittura si concentra sulle azioni, ma queste in realtà non ci dicono niente di loro. Perfino il racconto strappalacrime del grande amore di Serafino, il primo uomo tornato dalla morte, (anche lui uno stereotipo, il buon vecchietto che diventa il padre putativo di Adriano e Maria) risulta inutile e stucchevole. E pure di questi ex morti non vengono presi in esame il carattere, lo stupore, le implicazioni profonde che può avere il fatto di rinascere. E poi, quando torneranno Napoleone, Hitler, Cesare, Lenin...cosa succederà?

Se non altro il finale è coerente con il romanzo: inconcludente, sdolcinato, consolatorio, perfetto per qualche film italiano, e per tirarsi indietro di fronte ad altre decisioni.

Non so se Giacomo Papi sia soddisfatto del libro che ha pubblicato, non so se lo volesse proprio così o se l'editor di Einaudi lo abbia obbligato a tagliare e addolcire i contenuti per rendere lo scritto appetibile ad un pubblico più vasto (!!!!). So che pur avendo compreso le sue doti di scrittore, ho fatto fatica a finire la lettura (verso la fine non ne potevo più), e nonostante ci siano le intenzioni ed i semi per un buon raccolto (la scena del ritorno degli ex padroni di casa è disturbante, e rivela forse la sua vera indole letteraria) questi germogliano appena e muoiono subito. Un po' poco, considerato anche il prezzo di questo volume in brossura (17 euro!!!).
Sarebbe interessante vedere "tornare" questo libro, riscritto, ampliato e rivisto, magari tra qualche anno, dallo stesso Papi.

(Giacomo Papi “I primi tornarono a nuoto” 2012 Einaudi Stile Libero Big)

martedì 14 agosto 2012

Coppie, parte 1: Burning Down The House! A.M. Homes, "Musica per un incendio"


La casa può essere un punto di partenza o di arrivo, un luogo che dà sicurezza attorno al quale gira tutta la vita. Una tana, una prigione.
In questo libro la casa diventa totem dei valori della borghesia americana, simbolo per i suoi protagonisti Paul ed Elaine Weiss (conosciuti nel racconto “Adulti da soli” contenuto in “La sicurezza degli oggetti”) di ogni cosa che non riescono ad essere. Insoddisfatti e litigiosi, soffrono della propria incapacità di essere felici di ciò che hanno (lavoro, figli), pur non sapendo cosa potrebbe dargli sollievo. E vedono le altre famiglie, così perfette, in cui i figli sono affettuosi ed educati, le madri ottime donne di casa, i mariti uomini efficienti che danno sicurezza. Non li capiscono. Una sera, esasperati l'uno dall'altra danno fuoco all'idolo che rappresenta il loro fallimento.

I danni sono relativi, ma la loro azione innesca una catena di conseguenze inaspettate: attorno alla casa semibruciata cominciano ad accorrere i vicini, quei vicini perfetti e senza macchia che finora avevano conosciuto solo superficialmente, Mrs Hansen, un'anziana signora con l'hobby del giardinaggio e dell'alcol che approfittando della serratura della porta rotta s'insinua in casa e diventa baby sitter e governante; Pat e George, gli immacolati rappresentanti di ciò che una coppia felice dovrebbe essere; il poliziotto di quartiere; i genitori di Elaine, un padre taciturno ed una madre petulante, l'amante di Paul, Susan, che si prende cura di uno dei loro figli. E poi architetti nevrastenici, entusiasti operai di un'impresa di pulizie: tutti si accalcano attorno alla famiglia Weiss, archetipi americani ormai noti, accorrono con i loro buoni consigli, le loro certezze, i loro segreti.

Nel loro viaggio alla ricerca dell'Eden perduto della normalità e nel tentativo di cambiarla (fare un patio, mettere una porta finestra, fare carriera, trovarsi un lavoro) questi novelli Adamo ed Eva assaggeranno un inaspettato ed amaro frutto della conoscenza, diventando uno specchio in cui la società viene a riflettersi, a far mostra di sé. Entreranno nell'intimità dei loro vicini, scoprendo dietro alle facciate delle case dipinte di bianco un mondo segreto e surreale che tutti tengono quietamente nascosto agli occhi degli estranei.
Sesso di ogni tipo, droghe, cetriolini sottaceto, consulenti scolastici. Nel tentativo di cambiare sé stessi , di sistemare le cose provano tutto, ma più cercano di uscire dalla stasi, più si trovano lontani, ripiegati ed egoisti. Si perdono nel letto della vicina perfetta oppure si trovano sotto le mani di un tatuatore in un quartieraccio del centro (uno degli episodi più divertenti del libro), si ubriacano insieme, si confortano e si picchiano.

Quando l'epilogo va in scena è come svegliarsi da un sogno: troppo concentrati su loro stessi, Paul ed Elaine hanno tralasciato ciò che avveniva sullo sfondo ed ora diventa prorompente ed inevitabile. La fine arriva in un lampo -con un episodio che ne ricorda molti altri realmente accaduti- ed ecco un altro simbolo, il sacrificio dell'innocente, a tagliare per sempre col passato, a scacciarli per sempre dal Paradiso.

A.M. Homes ha scritto un romanzo destinato a diventare un classico contemporaneo, che corre sul confine tra simbolismo e iper-realtà in cui non si limita a criticare la vita dei sobborghi, analizza ogni sfumatura della meschinità e della calma follia che ci accompagna quotidianamente.
Paul ed Elaine ricordano molto Frank ed April di “Revolutionary Road”, anche loro occupati a farsi male, a distruggersi per l'incapacità di adattarsi ad una vita senza sogni fatta di sole certezze prefabbricate da cui non riescono a fuggire. Ma mentre il confronto tra i personaggi di Richard Yates era più intimo e legato alla coppia, il duello dei coniugi Weiss esonda dai confini familiari e diventa lo sfondo di un cataclisma che inghiotte gli interi Stati Uniti.
Dopo, resta in piedi solo la casa, ancora, svuotata di ogni suo senso e prerogativa.

(A.M. Homes “Musica per un incendio” 2011, Feltrinelli)