Ricordo Andre Agassi negli anni '80 e
'90, coi suoi capelli identici a quelli di Limahl, le sue magliette
oversize dai colori fluo e i pantaloncini di jeans. In un mondo
tradizionalista e d'elite come quello del tennis lui spiccava come
una specie di énfant terrible. A me sembrava un fico che vinceva
sempre. La realtà, a leggere questa (auto)biografia era ben diversa.
Essere vittoriosi in un match non significa conquistare un torneo, e
conquistare un torneo non significa essere dei “vincenti”.
![]() |
Da così... |
“Open” è un libro appassionante,
sia per l'abilità di J.R. Moeringer -il giornalista e scrittore
vincitore di un premio Pulitzer che l'ha curata in collaborazione con
il protagonista- sia per gli eventi narrati, che sono spesso tanto
strani da far pensare che si tratti d' invenzioni.
La scelta di un ghost writer
(anche se non troppo ghost) appare dopo qualche tempo dalla lettura
quasi un'esigenza: qualcuno estraneo alle vicende può mettere ordine
in emozioni che per chiunque sia direttamente coinvolto risultano
difficili da controllare sulla pagina scritta, senza cadere nella
trappola dell'autocommiserazione e del patetismo.
Dal capitolo UNO, in cui troviamo un
giovanissimo Andre alle prese con una macchina lancia palle costruita
dal padre per allenarlo, seguiamo la sua evoluzione personale e
sportiva che lo porterà ad essere non solo il numero uno del tennis
mondiale per parecchi anni, ma anche un uomo felice nel suo privato,
sposato con Steffi Graf. La sua non è stata (come per nessuno) una
strada facile e lineare, a partire proprio dal rapporto con un
genitore bizzarro, lunatico, imprevedibile e intimamente violento,
ossessionato dal tennis e deciso a fare dei suoi figli dei campioni.
Il tennis era per il piccolo Andre ed i suoi fratelli il sortilegio
di una strega maligna, una magia a cui non riuscirono a sottrarsi.
Anche per chi ha molto talento (e la consapevolezza di possederne) un
peso del genere può diventare insopportabile e frustrante e dare
come risultato una lunga serie di sconfitte brucianti e vittorie
incerte prima di imboccare definitivamente la strada della
realizzazione.
![]() |
...A così |
Così è successo a lui, vinceva match
su match e poi cadeva all'ultimo momento, roso dai dubbi e dalla
paura. Agassi racconta il timore delle reazioni paterne, l'odio per
il tennis, il trasferimento forzato in un surreale collegio per
giovani tennisti. E poi la fatica di gestire (sin da adolescente) i
rapporti con la stampa, la spettacolarizzazione dei media che
trasforma lo sport in pettegolezzo, le difficoltà per trovare un
allenatore che capisse come migliorare il suo gioco e la rivalità
con i colleghi (primo tra tutti il sempre vittorioso -ma oltremodo
antipatico- Sampras). L'atmosfera dei match è resa perfettamente,
anche alle pagine più tecniche in cui sono riassunti interi tornei
risultano godibili. Perfino chi non conosce il tennis e non lo
pratica si troverà sicuramente a cercare le singole partite su
youtube, per trovare il momento in cui Agassi ha fatto una certa
azione vincente o -viceversa- ha perso il controllo ed è andato a
pezzi.
![]() |
J.R. Moeringer |
Le questioni personali sono ovviamente
le più appassionanti: non parlo tanto delle relazioni sentimentali
(tra le più note quella con Brooke Shields sfociata in un breve
matrimonio), ma di quel continuo disfarsi e ricostruirsi fisico e
psicologico fatto di fallimenti, accettazione, speranze e a volte
successo. La vita privata e atletica di Agassi sono strettamente
legate, non c'è tra esse una separazione; tra le persone che
condividono il suo cammino emerge Gil Reyes, un vero e proprio padre,
scelto da Agassi per sostituire il genitore pazzoide; Gil si prende
cura di lui, lo sostiene nelle sue fragilità e lo perdona per i suoi
errori. Altro personaggio fondamentale è Brad Gilbert, tennista di
limitato talento ma dal carattere deciso, con una visione cristallina
e un'idea ben precisa di quello che Agassi deve fare per diventare
Agassi. L'incontro con lui è la svolta decisiva e definitiva verso
il successo: memorabile è il primo colloquio tra loro che avviene in
un ristorante italiano appositamente scelto da Andre, durante il
quale Gilbert mostra una fissazione per la birra americana e non
potendola ordinare in un locale che serve solo vino, se la va a
comprare in un minimarket vicino.
La scelta operata dagli autori è stata
quella di raccontare i fatti essenziali con estrema sincerità,
includendo anche episodi imbarazzanti -a volte comici a volte
drammatici- senza i quali si sarebbe restituita un'immagine più
eroica, più smargiassa e luccicante ma non del tutto veritiera.
Open, come aperto, sincero. Non vi sono in questa cronaca
giudizi, pettegolezzi o recriminazioni, invece, una giusta dose di
sentimentalismo; le quasi 500 pagine scritte al presente indicativo
sono affascinanti, avvincenti e -posso assicurare- ispirano a
guardare la propria vita in modo diverso, ad analizzare i propri
errori ricorrenti come sconfitte tennistiche e a trarne conclusioni
costruttive.
Posso immaginare che per Andre Agassi
la stesura di questo libro sia stata un momento di catarsi. Per me la
lettura è stata quasi curativa.
(Andre Agassi con J.R. Moeringer “Open”
2011 Einaudi)
2 commenti:
La recensione é altrettanto avvincente, dunque la lettura di open s'impone! Noblesse, oblige. Grazie!
Uao, grazie Ceci!
Posta un commento