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Claude Monet-Twilight in Venice |
L'idea del ritorno dei morti sulla
terra è da sempre presente nella narrativa, a partire da Euridice
che Orfeo tenta di riportare a casa dal mondo dell'Ade, centinaia,
migliaia di storie sulla morte ed il ritorno alla vita sono state
scritte ed immaginate, alcune come esorcismi per curare la paura,
altre come base su cui costruire fedi; dal loro canto, scrittori e
registi si sono lasciati ispirare da questo tema che si intreccia
inevitabilmente con le forze primarie dell'amore e del sesso.
Tutto questo Giacomo Papi lo sa, ed ha
deciso di immaginare le conseguenze più estreme di un ritorno
massivo dei morti dall'Aldilà. Una buona idea se condotta nel modo
giusto. In letteratura -come in ogni cosa- bisogna fare delle scelte
e, generalmente, più motivate ed ardite sono, più interessante sarà
il risultato.
Il nostro autore però sceglie di non
scegliere: con abilità tutta italiana mette i piedi in praticamente
tutte le scarpe disponibili, partendo dal mistery-horror corredato di
simboli biblici, scivolando sopra il thriller fantapolitico,
diventando esistenziale, ritornando a martello sull'horror e
chiudendo con il registro sentimental-buonista da famiglia Mulino
Bianco (oppure Rossella O'Hara,“Domani è un altro giorno!”).
Il risultato di tanti cambiamenti in
così poche pagine e di uno stile a volte sciapo ed altre fortemente
lirico è un abbozzo di romanzo che in mano ad un altro
scrittore/scrittrice avrebbe potuto diventare un gran bel libro.
Penso a cosa ne avrebbe fatto Stephen King, magari un nuovo “L'ombra
dello scorpione”, un tomo da 1500 pagine in cui avrebbe sciorinato
tutto il possibile sulle conseguenze sociali, politiche, economiche,
religiose del “ritorno”, sui caratteri e le storie dei personaggi
coinvolti, sarebbe andato a fondo.
Fredric Brown avrebbe forse
inventato una storia comicissima e fuori di testa, Yates un dramma
familiare struggente, Kurt Vonnegut...un miracolo.
Lo so, non è leale confrontare un neo
romanziere con tali mostri sacri, però mi arrabbio quando mi trovo
tra le mani un libro in cui niente si conclude, niente ma
proprio niente è approfondito, solo accennato, come se l'autore ci
dicesse “Avete presente...?” e noi lettori dovessimo immaginarci
il resto. Così -ad esempio- le conseguenze sulle religioni ufficiali
sono proprio schizzate, e se la chiesa cattolica viene minimamente
chiamata in causa, di protestanti, buddisti, Islam, Israele (le
teocrazie!) non si parla proprio.
Altro esempio, la resurrezione del
personaggio famoso contemporaneo (effetto speciale!) che pur non
nominato apertamente s'intuisce chi sia (leggete la descrizione della
giornalista neo-viva e ditemi se non vi fa pensare ad Oriana Fallaci)
è appena accennata (lei sicuramente non avrebbe esaurito l'argomento
con un articolo, ne avrebbe scritto un libro, etc. etc.).
I governi del mondo, vista la concreta
possibilità di vedersi rovesciati da eserciti di redivivi,
praticamente non reagiscono in alcun modo. In compenso, indicono un
utilissimo congresso in cui tutti gli scienziati del mondo
racconteranno la loro idea sulla situazione. E per essere sicuri che
nessun ex-morto vi partecipi, si sceglie per organizzarlo un luogo
che può venire isolato dal resto del mondo: Venezia! D'accordo, lì
l'atmosfera è decisamente dark, ma non era più logica una base
militare in qualche isola? Questo non è il G8... Comunque è questo
il punto centrale (e forse il più atteso dallo scrittore) del libro,
in cui si scatena tutta la potenza della lingua italiana, con una
descrizione della Laguna come un luogo da tregenda in attesa della
tempesta. Che puntualmente arriva, ma anche qui, gli accadimenti non
si compiono ed il protagonista nel mezzo del marasma scappa dalla sua
bella.
I morti ritornati appaiono inizialmente
buoni come Teletubbies, spaventati e simpatici, poi improvvisamente
decidono di diventare Gremlins cattivissimi, ma non si capisce,
quando, come si sono incontrati per parlarne?
Sembra che Papi abbia avuto centinaia
di buone intuizioni che aprono porte sulle più interessanti e
profonde interpretazioni (i morti rappresentano il passato Italiano
che non ci lascia mai? Il vecchio del paese che soffoca il nuovo? Si
tratta di una critica alla tentazione di guardare storicamente
indietro?) ma non il coraggio di approfondirle.
I personaggi allo stesso modo sono
approssimativi: Adriano Karaianni, un bravo ragazzo pensieroso ed
eroico, senza arte né parte, la sua compagna Maria (appropriatamente
incinta) bella, brava, comprensiva, di buon senso, lei sa, lei
capisce, non parla troppo, anzi stà zitta e meditabonda...Il cliché
della donna ideale e inesistente. I loro dialoghi sono in generale
miseri, e quando Papi vuol dargli una parvenza di realismo c'infila
un cazzo o un vaffanculo,
che sembrano provenire dalla bocca di un neonato. E poi i patetici
politici italiani, untuosi e leccaculo, ed il cattivissimo (e
magrissimo e puzzolentissimo) agente dei servizi segreti, personaggi
abbozzati senza particolare arguzia.
La scrittura si concentra sulle azioni,
ma queste in realtà non ci dicono niente di loro. Perfino il
racconto strappalacrime del grande amore di Serafino, il primo uomo
tornato dalla morte, (anche lui uno stereotipo, il buon vecchietto
che diventa il padre putativo di Adriano e Maria) risulta inutile e
stucchevole. E pure di questi ex morti non vengono presi in esame il
carattere, lo stupore, le implicazioni profonde che può avere il
fatto di rinascere. E poi, quando torneranno Napoleone,
Hitler, Cesare, Lenin...cosa succederà?
Se non altro il finale è coerente con
il romanzo: inconcludente, sdolcinato, consolatorio, perfetto per
qualche film italiano, e per tirarsi indietro di fronte ad altre
decisioni.
Non so se Giacomo Papi sia soddisfatto
del libro che ha pubblicato, non so se lo volesse proprio così o se
l'editor di Einaudi lo abbia obbligato a tagliare e addolcire i
contenuti per rendere lo scritto appetibile ad un pubblico più
vasto (!!!!). So che pur avendo compreso le sue doti di scrittore, ho
fatto fatica a finire la lettura (verso la fine non ne potevo più),
e nonostante ci siano le intenzioni ed i semi per un buon raccolto
(la scena del ritorno degli ex padroni di casa è disturbante, e
rivela forse la sua vera indole letteraria) questi germogliano appena
e muoiono subito. Un po' poco, considerato anche il prezzo di questo
volume in brossura (17 euro!!!).
Sarebbe interessante vedere "tornare" questo
libro, riscritto, ampliato e rivisto, magari tra qualche anno, dallo
stesso Papi.
(Giacomo Papi “I primi tornarono a
nuoto” 2012 Einaudi Stile Libero Big)