Come un tonico che rinfranca il morale,
come un analgesico effervescente contro il mal di testa o un
ricostituente miracoloso, Alan Bennett è l'ideale da leggere nei
momenti di crisi, i cambi di stagione, le piccole influenze: ne
basta un po' per sentirsi meglio.
Così, reduce da alcune crisi personali
mi trovo ad estrarre questo libro dal cellophane. E tutto s'aggiusta.
Elisabetta II, la monarca più nota e
probabilmente più longeva dell'era moderna, è una donna quanto meno
enigmatica che in molti (penso all'ultimo film che ho visto a lei
dedicato, “The Queen”) hanno cercato di comprendere, chissà con
quale successo.
Qui viene credibilmente rappresentata
come una persona che ha vissuto un'esistenza particolare, distaccata
dal resto del mondo, gestita da una serie di cerimoniali e di regole
che ha accettato senza farsi mai troppe domande, cosciente della sua
posizione unica. Per sessant'anni circa tutto è filato relativamente
liscio, con qualche occasionale problema di guerre mondiali e
scandali sentimentali in famiglia, ma il sangue freddo e l'aplomb di
Sua Maestà hanno sempre retto.
Ora l'inaspettato è dietro l'angolo
del Palazzo: seguendo i suoi cani la regina s'imbatte in una piccola
biblioteca viaggiante dalla quale si serve uno degli sguatteri di
cucina. Dopo qualche titubanza, per pura cortesia, si porta a casa
due volumi scelti a caso, ed in breve le cose prendono una piega
nuova.
Come la strada di mattoni gialli che si
srotola sotto i piedi di Dorothy per portarla tra le meraviglie ed i
pericoli di OZ, così la lettura si fa lentamente ed inesorabilmente
sentiero che la nostra monarca segue con estrema naturalezza, senza
preconcetti e con l'unico obiettivo del proprio piacere, dai romanzi
Ivy Compton Burnett, a Proust passando per Henry James.
Le conseguenze di questa scoperta sono
tali che al confronto le magagne di Carlo e Diana erano zuccherini:
infatti, con motivazioni che ricordano quelle dei pompieri di
“Fahrenheit451”, i dignitari che vigilano sul complesso
cerimoniale di Elisabetta sono contrari a che lei legga distraendosi
dai suoi tempi contingentati e dalle sue scadenze, e lo sono ancora
di più quando si accorgono degli effetti “devastanti” che
l'attività ha sul carattere e sulle abitudini di Sua Maestà. Ne
nasce una serie d'intrighi che hanno lo scopo di dissuaderla dal suo
capriccio culturale e riportarla sulla “retta via”.
In breve, seguendo la regina nelle sue
letture ci troviamo a ragionare su alcune delle figure letterarie più
importanti, sul percorso letterario che ognuno di noi fa,
sull'irrinunciabilità del leggere come occupazione che migliora chi
la pratica, che trasforma.
Elisabetta in effetti appare come un
travestimento attraverso il quale Bennett stesso sembra parlare
(molto più che in altri libri) di sé, di ciò che ama e non ama
della letteratura, la pedanteria di James, Harry Potter e gli
scrittori contemporanei, troppo pieni di sé perfino di fronte alla
loro sovrana.
Il suo umorismo brillante e acido, e
l'abilità letteraria che ormai conosciamo riescono a condensare
tutto questo in un pugno di pagine esilaranti, che come sempre
sembrano troppo poche quando si arriva in fondo; eppure tutto è così
perfetto ed equilibrato che non si saprebbe davvero come fare di
meglio e di più.
![]() |
Ritratto di Elisabetta II di Chris Levine |
Se vi piace leggere, e se non vi piace
leggere...Leggetelo.
(Alan Bennett “La Sovrana Lettrice”
2011 Adelphi)
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