Quando ho scoperto che una casa editrice ha pensato bene di proporre riduzioni di libri corposi come "Uomini che odiano le donne" falciando decine di pagine dallo scritto originale mi si sono rizzati i capelli in testa. Se non ho voglia di leggere un libro di 700 pagine, semplicemente non lo leggo.
Avrei voluto preparare un post per esternare la mia opinione sulla collana "I distillati", ma faccio mio quanto scritto qui da "Cultora".
Se "I distillati" dovessero essere troppo lunghi, c'è sempre Wikipedia.
lunedì 11 gennaio 2016
sabato 9 gennaio 2016
Quando meno te l'aspetti: Patricia Highsmith, "lA FoLLia DellE SiRene"
I folli fanno paura. La pazzia viene
ancora percepita come una sorta di maledizione destinata a persone
particolarmente sfortunate; una malattia fisica è giustificata da
condizioni “concrete”, verificabili, mentre quella mentale resta
- nonostante le spiegazioni scientifiche- misteriosa, una sorta di
possessione che rende impossibile vivere in mezzo agli altri.
Cerchiamo con cura di evitare la follia, ci sforziamo di non
incontrare lo sguardo del tizio che parla da solo in metropolitana,
adeguiamo i nostri comportamenti ai codici prescritti dalla società
e per rassicurarci critichiamo coloro che si permettono di non
seguire le regole.
La follia nei racconti di Patricia
Highsmith è un filo sottilissimo nella trama della vita, qualunque
vita. L'esistenza di un uomo può passare senza che nessuno lo noti
oppure impigliandosi da qualche parte può venire tirato e diventare
visibile a tutti. Talvolta non se ne accorge comunque nessuno, in
apparenza tutto continua come prima. Altre, le conseguenze sono così
devastanti che per chi guarda è impossibile girare la testa.
Caratteristica peculiare di queste
storie è la scelta del momento in cui iniziare a narrare: la
Highsmith infatti apre la porta al lettore proprio quando la follia
si manifesta o viene riconosciuta o una situazione arriva al punto di
rottura, e qui pone il centro da cui la storia scaturisce, un centro
sbilanciato che crea tensione e un senso d'attesa.
Il 15 giugno Kenneth W. Minderquist,
collaboratore del Presidente, rilascia un'intervista nella propria
casa, la prima dopo essere stato dimesso dall'ospedale dove è
arrivato con in corpo un proiettile destinato al Presidente. E'
guarito, gioviale, diretto e fin troppo spontaneo com'è sempre
stato; ma allora perché la nipotina Penny non vuole più stare con
lui da quando è tornato a casa? Eppure ha sempre voluto bene al
nonno.
«Le
avanza un franco, Madame?»
chiede un piccolo mendicante alla ricca Michèle. «Questo
era stato l'inizio»
annuncia il narratore: la donna protagonista di “L'orologio di
Natale” scopre un mondo che non conosceva se non come una specie di
leggenda. Ne rimarrà ingenuamente coinvolta fino al punto di perdere
il controllo della propria vita.
«La
storia delle persiane fu l'inizio della crisi»
così comincia la storia di Ralph in “Non sono bravo come gli
altri”, un giovane che a causa di una scarsa autostima ha una
visione distorta della realtà e rischierà di perdere la ragione e
l'amore.
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| Se avessi fatto una copertina per questo libro... |
Ogni coinvolgimento sentimentale con i
personaggi è stato accuratamente evitato: la scrittrice non teme
d'indagare a fondo (a volte con sottile, crudele divertimento) le
loro reazioni e la loro psicologia, tuttavia non mostra nessuna
empatia e nemmeno trova motivazioni o giustificazioni per gli eventi
ai quali partecipano. Resta al lettore constatare (a volte con
divertimento e altre con orrore o compassione) che qualcosa ha smesso
di funzionare come era predisposto che facesse o che -nonostante le
apparenze- non ha mai funzionato; sua è la responsabilità di
comprendere l'immagine d'insieme, prendere le parti di un personaggio
o meno, ricostruire i suoi sentimenti, intuire quale sia la vera
follia. Il distacco che l'autrice mette tra sé e i suoi protagonisti
unito a un controllo totale della scrittura, a volte danno una
sensazione di freddezza. Sono però questi elementi a rendere
racconti come “Il bottone” o “Il mese più crudele”
indimenticabili, in grado di arrivare al cuore del lettore e
scuoterlo, di fargli sentire il filo invisibile vibrare anche dentro
di lui. La follia è in ogni essere umano, e il momento in cui si
manifesterà imprevedibile. L'unica certezza è che lo farà, prima o
poi.
(Patricia Highsmith “La follia delle
Sirene”, Bompiani 2007)
mercoledì 6 gennaio 2016
Incontri in laguna
Il ricordo di quelle vacanze venete
spese nella tenuta del Barone è ancora vivo, e lo scorso anno
proprio nella città che d'estate diventa tra le prime mete
turistiche del paese si è tenuta una mostra intitolata “Hemingway,
Benatelli e Franchetti in Valle San Gaetano”che celebrava il legame
tra lo scrittore e questi luoghi meravigliosi.
Il primo gennaio, durante una
passeggiata nella zona di San Gaetano, appena dietro Caorle, abbiamo
casualmente fatto la conoscenza di T.V. , un simpatico signore nato e
cresciuto nella tenuta del Barone Franchetti presso la cui famiglia
ha lavorato per molti anni.
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| Una cosa che non riesco a sopportare di Hemingway: la passione per la caccia |
sabato 26 dicembre 2015
Merry Christmas, Merry Flannery!
Della fama di cui Flannery O'Connor gode editori italiani e librai in genere sembrano a volte ignari. La scorsa estate un libraio veneto mi ha risposto quasi scocciato che era praticamente impossibile ordinare le edizioni italiane dei suoi libri; ad ottobre, a Berlino, in una per altro bellissima libreria interamente dedicata a testi inglesi e americani, non ho trovato traccia dei suoi libri.
Inaspettatamente, le ricerche milanesi e i regali di Natale hanno premiato la mia insistenza! Ecco quindi il bottino di fine 2015! Auguri a tutti!
Inaspettatamente, le ricerche milanesi e i regali di Natale hanno premiato la mia insistenza! Ecco quindi il bottino di fine 2015! Auguri a tutti!
sabato 12 dicembre 2015
Dove sei stato? A.M. Homes, "Questo libro ti salverà la vita"
Se avete letto “Che dio ci perdoni”,
troverete sicuramente delle somiglianze con “Questo libro ti
salverà la vita”. L'esistenza di due uomini, fino a quel momento
tranquilla, cristallizzata talvolta al limite della catatonia, è
sconvolta da un evento scioccante: nel caso di Harold Silver,
protagonista del romanzo del 2013 è esterno (la morte della cognata
per mano del fratello di Harold), mentre in questo del 2006 è
interno, un misterioso dolore che strazia il corpo di Richard Novack
senza apparente causa. Entrambi devono affrontare non solo i
cambiamenti che tali eventi determinano, ma anche la rabbia e la
solitudine che accompagnano ormai da tempo le loro vite. Se Silver è
consapevole di ciò che prova, Novack (non è differenza da poco) ha
cauterizzato il dolore eliminando con la memoria del passato
qualsiasi contatto con i suoi simili, fonte di possibile sofferenza.
All'inizio tutto è silenzioso,
immobile, nonostante Richard stia correndo sul suo tapis roulant e la
vicina della villa di fronte stia nuotando in piscina. Poi il dolore,
il dialogo surreale con l'operatrice del 911, l'ambulanza annunciata
da luci e sirene, le domande dei paramedici, la polizia, il
trasporto all'ospedale, l'osservazione.
Il mondo invade lo spazio vitale algido e dilatato della villa sulle
colline di Los Angeles e ruggendo lo trascina fuori come una piena
per salvarlo. Il giorno dopo, dimesso dal pronto soccorso, Richard
torna a casa, ma il guscio è ormai incrinato, il pulcino è
costretto a nascere. Si aggira per la città in uno stato
simile allo stupore, come se si rendesse conto per la prima volta
della sua reale esistenza. Comincia a conoscere persone: un
ciambellaio, una donna che piange al supermercato, gli uomini dei
turni di notte e di giorno, una star del cinema, Bob Dylan,
uno scrittore, un cane. Brevi incontri, scambi di battute, scene
scritte al presente come una sceneggiatura, che tutte insieme
costruiscono la narrazione. Sia che rimangano semplici conoscenze o
diventino amici, questi personaggi coinvolgono, inglobano Richard
nelle loro vite. La sua casa crolla, la sua esistenza tracima, lui si
abbandona, accetta tutto alla ricerca confusa e inconscia del dolore
rimosso, del momento in cui il suo cuore s'è ritirato dal mondo.
L'odissea di Richard Novack per tornare
nel mondo dei vivi ricorda quella di Billy Pilgrim, protagonista di
“Mattatoio 5”: anche lui annichilito da uno shock troppo grande
per essere gestito e superato, anche lui trascinato senza
volontà propria da una situazione all'altra, da una persona
all'altra, da un tempo all'altro. La creatura di Vonnegut però è
solo un testimone della propria morte interiore (e poi fisica),
intrappolato nel luogo e nel tempo del trauma come un criceto nella
sua ruota si limita a constatare l'indicibile ironia e orrore della
vita. Al contrario, Richard discende agli inferi del passato, li
attraversa e riemerge, ammaccato ma vivo, nel presente. Il suo
percorso ha un ritmo costante, spezzato da alcuni colpi di scena ma,
come una camminata in montagna, non strappa, non si ferma, nemmeno
nel finale che ci permette d'intravvedere un futuro ancora senza una
forma precisa, ma delineato nella consapevolezza del protagonista
della metamorfosi avvenuta.
Los Angeles resta sullo sfondo, A.M.
Homes non si sofferma in descrizioni di luoghi celebri o che per lei
possono avere un significato, la città non appare una delle forze
generatrici della storia. Al contrario, sono proprio i personaggi che
Richard incontra a connotarla e a darle sostanza: altrove
risulterebbero bizzarri o addirittura fuori posto, qui sono perfetti.
Tornando ai punti di contatto tra
questo romanzo e il capolavoro della Homes, ci si sorprende per
l'inconsueto ottimismo e fiducia nell'incontro con gli altri che
l'autrice v'infonde. Harold Silver in una versione moderna e
rutilante e comica della storia di Giobbe, e Richard impegnato in una
ricerca concreta e spirituale (da qui viene probabilmente il titolo
da manuale di auto miglioramento) sembrano incoraggiarci a credere
che in ogni caso, comunque, nonostante tutto, le cose finiranno bene.
A separarli, certo, ci sono diversi anni e libri che hanno visto la
scrittrice crescere continuamente in abilità e stile, ed è
interessante osservare come trame “sorelle” si sviluppino in modo
diverso. Tutt'e due lasciano traccia, tutt'e due da leggere.
(A.M. Homes “Questo libro ti salverà
la vita” 2006 Feltrinelli)
mercoledì 4 novembre 2015
Dalla Tela alla Pagina, le foto!
Ecco le foto dell'evento delle Penne di Pollo a Bookcity 2015. Nella biblioteca della Società d'Incoraggiamento Arti e Mestieri di Milano abbiamo passato una bella serata che è piaciuta anche a chi è venuto ad ascoltarci. Un ringraziamento particolare a Bruna Miorelli di Radiopopolare.
Per acquistare il nostro nuovo libro cliccate qui
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| La bellissima biblioteca della SIAM di Milano |
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| L'attrice Raffaella D'Angelo legge i nostri racconti. |
| Bruna Miorelli introduce le letture... |
martedì 3 novembre 2015
Dopo pranzo aspetta almeno due ore. "Villetta con Piscina", Herman Koch
Marc Schlosser ha qualcosa da raccontarvi. E' olandese, fa il medico di base. E' un professionista metodico, ha una moglie e due figlie, Julia di tredici anni e Lisa di undici. Marc Schlosser ha qualcosa da raccontarvi, qualcosa di terribile, che ha cambiato la sua vita e quella della sua famiglia. Intuirete di cosa si tratta, ma prima di saperlo con certezza dovete conoscere tutta la sua storia, a partire dalle giornate nello studio medico. Vi riferirà minuziosamente le sue opinioni sui pazienti e sul lavoro, il disgusto per i corpi dei pazienti, la sua preferenza per i figli maschi; illustrerà il funzionamento del sistema sanitario olandese, ricorderà le lezioni del professor Hessler, docente universitario con tendenze naziste. All'inizio vi sembrerà di soffocare, perché il dottor Schlosser non vi risparmierà alcun particolare e sarete tentati di mollare una lettura addirittura pornografica nella sua minuzia. Contemporaneamente, sentirete di essere prigionieri di questo racconto, ne rimarrete avvinti pur provando repulsione. Finalmente, dall'incessante rumore di fondo delle memorie e delle opinioni del vostro ospite emergeranno i dettagli: il luogo, le circostanze, i particolari, sempre narrati con ossessiva lentezza che diventerà agonia per chi pensa di aver capito l'accaduto ma vuole delle conferme. Confusi, sommersi dal continuo rimestìo di pensieri, ricordi, considerazioni, sarà difficile trovare i fatti nudi e crudi, e quando Schlosser nominerà direttamente le circostanze, vi fornirà deliberatamente una serie di particolari, dettagli dipinti su un quadro abbozzato.
Herman Koch ripropone il tema
dell'amore dei padri per i figli e delle conseguenze estreme di
questo sentimento. Ne “La cena” i figli andavano difesi, qui
vendicati, ma in entrambe i casi il protagonista non ha dubbi nel
momento in cui decide d'intervenire. Un insegnante, un medico,
persone rispettabili capaci di agire freddamente e senza ripensamenti
per distruggere chi minaccia la loro prole, che rappresenta in
definitiva una loro estensione. Anche la struttura richiama quella
del romanzo precedente, ma qui la crudeltà tocca nuovi limiti:
sconcerta il lettore e lo tiene (letteralmente) ostaggio di un
personaggio ossessivo che lo costringe a guardare il mondo dal suo
unico, imprescindibile punto di vista e alterna con estrema
naturalezza amore paterno e schifo per il prossimo, moralismo
e lussuria, pietà per gli animali e pianificazione di un omicidio. E
se dal racconto di Paul Lohman (protagonista del “La cena”)
riuscivamo a comprendere la sua inattendibilità dovuta a un disturbo
depressivo, qui l'enigma non viene sciolto, Schlosser è lucido e
consapevole, espone con efficacia una verità credibile, plausibile,
ma che non è in alcun modo confutabile dal lettore. Il suo monologo
ridondante, traboccante di dettagli e osservazioni, è in realtà
una copertura, una negazione continua alle domande che potreste porvi
e maschera l'assoluta reticenza. E' impossibile distinguire i reali
accadimenti dalla sua versione. Attraverso la sincerità malata del
suo protagonista Herman Koch rivela la sconcertante ferocia che corre
sotto la pelle delle relazioni affettive, famigliari, sociali, il non
detto di ognuno che mantiene i legami tradizionali e le gerarchie, le
strutture sociali che garantiscono il funzionamento della vita così
come la conosciamo. Emerge prepotente anche una critica feroce alla
società olandese (che potremmo estendere a tutta l'Europa)
rappresentata come lontana dall'ideale progressista che conosciamo,
dove il male s'insinua nel tessuto quotidiano della vita e la
pervade dall'inizio come in qualunque altro luogo del mondo, con
l'aggravante di non essere quasi notato da nessuno, ma anzi, ben
mimetizzato dall'immagine che il paese ha di sé e deve mantenere.
Koch smonta le certezze dei compatrioti alternando all'orrore momenti
di umorismo notevoli, tuttavia organici alla struttura della storia.
E' notevole poi l'abilità con cui controlla le strutture narrative e
temporali:non solo riesce a catturare e manipolare il lettore, ma
connette nel flusso inarrestabile della voce del suo protagonista
elementi cronologicamente distanti e non consecutivi, creando
all'inizio di ogni capitolo un'introduzione legata alla storia
personale del protagonista che s'innesta nella vicenda principale.
“Villetta com Piscina” porta a un
nuovo compimento le prerogative de “La Cena”, approfondendo ed
estremizzando scrittura e temi narrativi, aumentando i livelli di
lettura possibili a seconda dell'elemento su cui ci si concentra. Al
lettore sta scegliere la chiave d'interpretazione preferita,
lasciandosi comunque trascinare da una narrazione ineludibile.
(Herman Koch, “Villetta con Piscina”,
2011 Neri Pozza)
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