mercoledì 30 luglio 2014

Letture radiofoniche

Per gli amanti degli audiolibri segnalo oggi il programma di Radio3 Rai "Ad alta voce", che propone letture integrali di romanzi. In occasione dell'anniversario dello scoppio della Prima Guerra Mondiale quest'estate vengono proposti libri che raccontano quel conflitto. Oggi si conclude la lettura di "Un anno sull'altipiano" di Emilio Lussu fatta (ottimamente, come siamo abituati) da Marco Paolini. Inizia domani "Niente di nuovo sul fronte occidentale", di Eric Maria Remarque, letto da Elia Shilton.
Alla pagina del programma (www.adaltavoce.rai.it) potete trovare i podcast delle letture passate, ivi compresa quella che si sta per concludere e che vi consiglio.

venerdì 18 luglio 2014

Mentre i mortali comprano: George Saunders, "Nel Paese della Persuasione"

Quando negli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso si iniziò a parlare di consumismo, potere degli oggetti, bisogni indotti e pubblicità, forse nessuno era in grado di prevedere a che punto si sarebbe spinta la faccenda. All'inizio perlomeno se ne parlava, gli intellettuali come Pasolini analizzarono ciò che stava succedendo e lanciarono un grido di allarme per quanto sarebbe potuto accadere. Alcuni scrittori di fantascienza (Pohl e Kornbluth, Orwell) ancora prima ci avevano messo in guardia, ma è stato tutto inutile. Lentamente (ma neanche tanto) e inesorabilmente l'ideologia del commercio come forma suprema di libertà ha preso il sopravvento. Le nuove generazioni non hanno un metro di paragone, così non c'è più limite potenziale al potere della pubblicità e del liberismo.
George Saunders mette in scena in questi racconti un mondo in cui il passo successivo al presente è ormai compiuto: il mercato e tutti i suoi annessi sono diventati la forza motrice dell'esistenza e la pubblicità ha assunto un valore evangelico. Le vite dei personaggi sono scandite dai ritmi degli spot, le situazioni che si trovano a vivere sono tipicamente televisive e tutto è giustificabile con l'obiettivo della vendita, e chi non segue l'onda ha vita dura.
Ecco dunque una mamma che restituisce una maschera che applicata sul viso di un neonato simula dei discorsi che sembrano provenire dal piccolo, venire cortesemente ma fermamente redarguita da un dipendente della ditta produttrice che le racconta quanto sia più interessante un neonato parlante invece di un banale bambino che emette versetti senza senso; un nonno costretto a subire centinaia di messaggi pubblicitari attraverso tutti i canali sensoriali per amore del suo nipotino; una coppia cresciuta in una struttura che si occupa di testare nuovi prodotti che si separa allorchè uno dei due decide che il mondo di fuori è più interessante anche se povero e miserabile. E questo è ancora niente. Procedendo nella lettura i racconti diventano via via più surreali, più claustrofobici e spietati finchè il sistema del libero commercio è diventato l'elemento primario e fondante della vita, il suo solo scopo, vero ideale, l'unico fattore che supera divisioni di genere, di età, di formazione, di religione, di opinione politica. In una parola DIO. “Brad Carrigan, Americano” vive in un reality show e la sua vita è alla totale mercé degli sceneggiatori televisivi, delle risate registrate, degli indici d'ascolto. Solo accettando come normale una realtà totalmente fasulla e rifiutando qualunque scrupolo morale può continuare a vivere agiatamente con l'amore di sua moglie, tra una sigletta e l'altra. Anzi, solo così può continuare a vivere. Perchè se vendere è l'unica azione nobile, se la nuova Bibbia è la pubblicità, qualunque considerazione morale diventa bestemmia. Così cresce un egoismo radicale che diventa virtù, perchè in fondo non è colpa nostra, non ci possiamo fare niente e dobbiamo prima pensare alla felicità di chi ci è vicino. Chi cerca di obiettare a questo sistema viene deriso, escluso, umiliato, annichilito con tutta la violenza possibile.
Vivere nel Paese della Persuasione è decisamente mostruoso, eppure si tratta di un luogo che ricorda da vicino non solo agli Stati Uniti, ma a tutto il mondo occidentale, occupato a vendere senza curarsi ormai se c'è qualcuno che comprerà e a diffondere la propria religione commerciale; un paese in cui i vincenti sono coloro che si adeguano al sistema per entrare a farne parte annullando qualunque moralità.
Dietro alla maschera del nostro benessere e del nostro vivere senza pensieri, delle giustificazioni che ci diamo Saunders ci mostra l'abisso in cui sono precipitate le nostre anime. Lo fa con una scrittura abile, capace di narrare il flusso continuo di immagini catodiche che invadono l'etere, gli occhi e i cervelli saturandoli, e con umorismo acido e surreale che ci rende più facile guardare oltre l'orlo del precipizio, anche se non meno doloroso.


(George Saunders “Nel Paese della Persuasione” 2010 Minimum Fax)

domenica 8 giugno 2014

Progetto Gutenberg

Vi segnalo "Project Gutenberg", un sito che rende disponibili gratuitamente molti ebook, in diversi formati e anche in testo semplice, che potete leggere ed eventualmente stampare se, come me, vedete l'ebook reader come un oggetto del demonio...
Trovate il sito QUI

domenica 1 giugno 2014

Letture in corso

John Cheever
Mi rendo conto che dallo scorso gennaio non pubblico una recensione su questo blog. Il motivo non sono gli impegni, pur tanti, ma la lettura. Mi sto infatti cimentando in due imprese piuttosto corpose. Proprio a gennaio ho iniziato a leggere "Il Petalo Cremisi e il Bianco", di Michel Faber, un'appassionante cavalcata nella Londra vittoriana che -pur nella perfezione della ricostruzione di paesaggi, usi, società e bigottismo- proprio verso quel mondo è anche molto ironica. Da ragazzina, quando scoprii Oscar Wilde, Kipling, Stevenson, Conan Doyle, vedevo l'800 inglese come un'epoca avventurosa e favolistica. Questo libro cauterizza le mie fantasie infantili e mostra come realmente doveva essere la vita. C'è però un problema, il libro non è mio ma del Pizza, noto per la sua maniacalità nella scelta di volumi perfetti senza graffi in copertina o minuscole orecchiette nelle pagine. Ovvio quindi che non mi porti appresso Il Petalo in metrò e a scuola. Al suo posto mi accompagna l'altrettanto enorme volume di racconti di John Cheever edito da Feltrinelli. Una raccolta veramente fantastica, affascinante, il mio primo incontro con questo scrittore estremamente ironico e capace, che descrive l'America e gli americani con tratti leggeri, a volte quasi impalpabili, ma che restituiscono al lettore un'immagine limpida. Non so quale dei due libri finirò per primo, in ogni caso scrivere le recensioni di questi libri sarà appassionante.
Michel Faber

mercoledì 30 aprile 2014

Salone del Libro di Torino

Non ci sono mai stata, ma forse quest'anno è la volta buona...speriamo!
Qui trovate tutte le informazioni su Salone del Libro 2014 . Magari ci si vede là...

venerdì 25 aprile 2014

Poroporoaki

Continua l'epidemia di chiusure tra le piccole librerie di Milano, condannate dalla crisi economica. A giugno toccherà all'Azalai di via Gian Giacomo Mora, specializzata in libri provenienti da culture non occidentali. Quando aprì nel 1994 in Italia il grande pubblico conosceva poco o pochissimo della letteratura di Cina, Giappone, Africa, e quello che era disponibile di India e Sud America era poco e spesso veicolato dal successo nei paesi che avevano colonizzato quei luoghi (Salman Rushdie, Garcia Marquez, Isabelle Allende). Per chi ama viaggiare e conoscere culture altre questa libreria era un'oasi per recuperare ciò che allora era introvabile, ed è grazie anche alla sua opera che oggi la produzione non europea e non nord americana è uscita (in parte) dall'angolo dell'esotico e della curiosità per affermarsi anche da noi come letteratura. Ormai troviamo e acquistiamo i libri di Murakami Haruki, Amitav Ghosh, Roberto Bolano in tutte le grandi librerie; le case editrici pubblicano autori provenienti da culture diversissime con ottime traduzioni; la consapevolezza verso le culture straniere sta crescendo, ma senza luoghi come Azalai probabilmente non ci saremmo arrivati. E se è vero -come ricordava una delle due fondatrici qualche giorno fa a Radio Popolare- che proprio per questa diffusione e per la possibilità di acquisto di libri online il ruolo della libreria è in parte esaurito, è altrettanto vero che nei grandi negozi e sui siti troviamo solo i titoli più noti, destinati dagli editori alle grandi vendite (e talvolta addomesticati al nostro gusto), mentre rimangono tagliati fuori i piccoli libri, tradotti magari da minuscole case editrici, che spesso sono i più belli e genuini, e
che possono invece trovare spazio in una piccola libreria.

La scoperta delle letterature non occidentali è appena iniziata e sarebbe un peccato fermarsi alla superficie. Speriamo che quest'esperienza non vada persa e si trasformi in qualcosa di nuovo in grado di proseguire il percorso, anche se in modo diverso da come è stato finora.

venerdì 31 gennaio 2014

Pulp Science Fiction: Fredric Brown, "Assurdo Universo"

A volte capita di leggere un libro e non rimanerne soddisfatti: apparentemente tutto funziona, dalla trama, alla costruzione della vicenda, al finale, però manca qualcosa. In questi casi -specialmente se si tratta di autori importanti- a volte resta il dubbio di essersi lasciati sfuggire qualcosa, di non aver afferrato il significato profondo della storia, per tonteria o per ignoranza. E' così che mi sono sentita concludendo “Assurdo Universo”.
Di Fredric Brown avevo letto con grande sollazzo “Marziani andate a casa!” e mi aspettavo una storia altrettanto scoppiettante e divertente. Questo libro è però molto diverso: mentre nel romanzo del 1955 il nucleo generante della storia è l'idea di un'invasione di piccoli alieni dispettosi e ficcanaso e delle conseguenze sul sistema di vita terrestre, in questo del 1948 il disegno è molto più ampio. Potremmo quasi parlare di “fantascienza filologica”, in quanto tutti i temi classici che sono stati sviluppati dalla sci-fi nei decenni successivi si trovano in queste pagine: mostri alieni che attaccano la terra, la conquista dello spazio, mondi paralleli, eccetera, eccetera. Non è un caso che il protagonista sia il direttore di una rivista di racconti di fantascienza, Keith Winton, conosciuto dai suoi lettori come L'uomo dei razzi. Egli, ospite del suo capo per il fine settimana, si trova nel giardino della grande villa di Catskill ad aspettare di vedere il lampo che segnerà l'arrivo di un missile terrestre sulla superficie della Luna. Un momento è lì a guardare il cielo e subito dopo si trova steso a terra. Non sa dove si trova (la casa del suo capo non è più lì) né come abbia fatto ad arrivare in quel luogo. Keith ritiene di essere ancora nel suo mondo, ma nonostante la somiglianza -non tarderà a scoprirlo- questo è decisamente un'altra cosa: i dollari sono fuori legge, per le strade passeggiano mostri viola alti più di due metri e il nome dell'editore della sua rivista non si trova sull'elenco telefonico...Per Keith è l'inizio di un'Odissea alla scoperta di una Terra sconosciuta e alla ricerca di un modo per tornare da dove è venuto, prima cercando di vivere una vita simile alla sua e poi, quando il tentativo fallisce, prendendo una strada che non si sarebbe aspettato di percorrere. Partendo dal ritmo sonnolento delle prime pagine di introduzione e poi di stupore del protagonista l'azione diventa più veloce man mano che si penetra nella logica della realtà che suo malgrado lo ospita, per accelerare definitivamente nel finale. Le invenzioni che mette in atto Brown per costruire la New York alternativa in cui precipita il nostro eroe sono brillanti, creano un meccanismo delicato e perfettamente funzionante in cui ogni cosa ha una sua spiegazione; gli basta poco per stravolgere il mondo come lo conosciamo pur mantenendone la stessa apparenza in superficie. La realtà altro non è se non una produzione della nostra percezione di essa e dei nostri pensieri, e come questi sono infiniti, così lo sono le realtà possibili. Il doppio finale è in senso letterario una vera ciliegina, delle due conclusioni una la conosceremo, mentre l'altra rimarrà ignota .
I personaggi a mio avviso rientrano in una serie di stereotipi e risultano un po' piatti. Keith Winton è simpatico, ma nonostante il cambiamento che subisce nel corso del libro non resta particolarmente impresso; il suo innamoramento per una collega (elemento che percorre tutto il libro fino alla fine), è pretestuoso, serve a spronarlo ma è poco credibile. Non ci sono a fronte di situazioni forti personaggi altrettanto interessanti. Forse il migliore è Mekki, un cervello meccanico che incarna l'onniscenza del narratore. Ma anche questo apparente difetto può essere ricondotto a un gioco filologico-letterario: Brown era un autore pulp (genere basato su molta azione, in apparenza poco pensiero e avaro di introspezione psicologica), ha scritto un romanzo in stile pulp, il suo personaggio è un redattore di riviste pulp, che si muove in un mondo pulp, un gioco di specchi che riproducono la stessa immagine all'infinito.
“Assurdo Universo” non è quello che potrebbe sembrare, e buona parte della sua originalità sta in questo involucro di cartapesta colorata che protegge un contenuto di lusso.
Anche se io non l'ho goduto in modo particolare, quale che sia il motivo non vi sconsiglio affatto la lettura, che anzi, per tanti intenditori ed amanti di Fredric Brown è stata folgorante. Poi, se volete, fatemi sapere che ne pensate.


(Fredric Brown “Assurdo Universo” Urania Collezione n.16, Mondadori 2004)