venerdì 18 marzo 2016

Bellissima Fiera

Purtroppo non ci potrò andare per un altro impegno, altrimenti la fiera del libro e della cultura indipendente "Bellissima" sarebbe stata il mio obiettivo primario del fine settimana. Si terrà all'ex palazzo del ghiaccio di Milano e ci saranno libri, film, fumetti, canzoni...
Se avete tempo fateci un salto, e magari ditemi com'è.

venerdì 26 febbraio 2016

Another one bites the dust

Questo è un grido di dolore. Altre volte ho dovuto purtroppo scrivere della dipartita di una piccola libreria milanese, sempre con tristezza e una segreta rabbia. Oggi è perfino peggio, perché a chiudere dal primo gennaio è stato Il Passalibro, nella zona di via Padova. Quando venni ad abitare da queste parti una delle cose che mi rese contenta di non trovarmi in un'area più centrale fu proprio la presenza di questo piccolo negozio dove si potevano comprare e vendere libri, cd e dvd usati. Era una vera pacchia, arrivavo con la mia borsa di volumi (regali indesiderati, cantonate...) e ricevuti i soldi della vendita passavo del tempo a girare tra gli scaffali, a volte quasi un paio d'ore. Ed era vicino a casa, potevo andarmi a comprare un libro senza andare in centro, bastava una passeggiata di pochi minuti. Essendo una libreria di quartiere ci giravano sempre le stesse persone e dopo un po' di tempo capivi che genere di libri potevi trovarci e ogni quanto sarebbe arrivato un nuovo carico. Quasi un dialogo a distanza tra lettori che non si conoscono. Nei cestoni all'entrata avevo trovato un'edizione quasi antica di "La falena" di Cain, molto prima che fosse ripubblicato da ISBN, e il primo romanzo di A.M. Homes che abbia letto ("Jack") lo avevo comprato usato al Passalibro. Basta questo.
L'ormai ex proprietario è un appassionato di musica, e i dischi che metteva nello stereo rendevano ancora più difficile staccarsi da quel posto. L'ultima volta che ci andai avevo capito che le cose non andavano tanto bene, ma non ho voluto chiedere niente, per paura di ricevere una conferma alle mie impressioni.
Che una libreria chiuda è già abbastanza triste, ma che smetta l'attività l'unico negozio di libri di un quartiere che negli anni è andato sempre più degradando è un vero strazio, e un brutto segno.
Speriamo che torni il Passalibro, speriamo che questo dramma delle piccole librerie finisca e che ritornino a fiorire di libri gli scaffali e di lettori le strade.

lunedì 11 gennaio 2016

Bigini

Quando ho scoperto che una casa editrice ha pensato bene di proporre riduzioni di libri corposi come "Uomini che odiano le donne" falciando decine di pagine dallo scritto originale mi si sono rizzati i capelli in testa. Se non ho voglia di leggere un libro di 700 pagine, semplicemente non lo leggo.      
Avrei voluto preparare un post per esternare la mia opinione sulla collana "I distillati", ma faccio mio quanto scritto qui da "Cultora".
Se "I distillati" dovessero essere troppo lunghi, c'è sempre Wikipedia.

sabato 9 gennaio 2016

Quando meno te l'aspetti: Patricia Highsmith, "lA FoLLia DellE SiRene"

I folli fanno paura. La pazzia viene ancora percepita come una sorta di maledizione destinata a persone particolarmente sfortunate; una malattia fisica è giustificata da condizioni “concrete”, verificabili, mentre quella mentale resta - nonostante le spiegazioni scientifiche- misteriosa, una sorta di possessione che rende impossibile vivere in mezzo agli altri. Cerchiamo con cura di evitare la follia, ci sforziamo di non incontrare lo sguardo del tizio che parla da solo in metropolitana, adeguiamo i nostri comportamenti ai codici prescritti dalla società e per rassicurarci critichiamo coloro che si permettono di non seguire le regole.
La follia nei racconti di Patricia Highsmith è un filo sottilissimo nella trama della vita, qualunque vita. L'esistenza di un uomo può passare senza che nessuno lo noti oppure impigliandosi da qualche parte può venire tirato e diventare visibile a tutti. Talvolta non se ne accorge comunque nessuno, in apparenza tutto continua come prima. Altre, le conseguenze sono così devastanti che per chi guarda è impossibile girare la testa.
Caratteristica peculiare di queste storie è la scelta del momento in cui iniziare a narrare: la Highsmith infatti apre la porta al lettore proprio quando la follia si manifesta o viene riconosciuta o una situazione arriva al punto di rottura, e qui pone il centro da cui la storia scaturisce, un centro sbilanciato che crea tensione e un senso d'attesa.
Il 15 giugno Kenneth W. Minderquist, collaboratore del Presidente, rilascia un'intervista nella propria casa, la prima dopo essere stato dimesso dall'ospedale dove è arrivato con in corpo un proiettile destinato al Presidente. E' guarito, gioviale, diretto e fin troppo spontaneo com'è sempre stato; ma allora perché la nipotina Penny non vuole più stare con lui da quando è tornato a casa? Eppure ha sempre voluto bene al nonno.
«Le avanza un franco, Madame?» chiede un piccolo mendicante alla ricca Michèle. «Questo era stato l'inizio» annuncia il narratore: la donna protagonista di “L'orologio di Natale” scopre un mondo che non conosceva se non come una specie di leggenda. Ne rimarrà ingenuamente coinvolta fino al punto di perdere il controllo della propria vita.
«La storia delle persiane fu l'inizio della crisi» così comincia la storia di Ralph in “Non sono bravo come gli altri”, un giovane che a causa di una scarsa autostima ha una visione distorta della realtà e rischierà di perdere la ragione e l'amore.
Se avessi fatto una copertina per questo libro...
Ogni coinvolgimento sentimentale con i personaggi è stato accuratamente evitato: la scrittrice non teme d'indagare a fondo (a volte con sottile, crudele divertimento) le loro reazioni e la loro psicologia, tuttavia non mostra nessuna empatia e nemmeno trova motivazioni o giustificazioni per gli eventi ai quali partecipano. Resta al lettore constatare (a volte con divertimento e altre con orrore o compassione) che qualcosa ha smesso di funzionare come era predisposto che facesse o che -nonostante le apparenze- non ha mai funzionato; sua è la responsabilità di comprendere l'immagine d'insieme, prendere le parti di un personaggio o meno, ricostruire i suoi sentimenti, intuire quale sia la vera follia. Il distacco che l'autrice mette tra sé e i suoi protagonisti unito a un controllo totale della scrittura, a volte danno una sensazione di freddezza. Sono però questi elementi a rendere racconti come “Il bottone” o “Il mese più crudele” indimenticabili, in grado di arrivare al cuore del lettore e scuoterlo, di fargli sentire il filo invisibile vibrare anche dentro di lui. La follia è in ogni essere umano, e il momento in cui si manifesterà imprevedibile. L'unica certezza è che lo farà, prima o poi.

(Patricia Highsmith “La follia delle Sirene”, Bompiani 2007)


mercoledì 6 gennaio 2016

Incontri in laguna

Molti di voi sapranno già che Ernest Hemingway passò diverso tempo nella laguna veneta, ospite del Barone Franchetti, allora padrone di moltissime terre nella zona di Caorle e non solo. Andava a caccia, si recava a Venezia e a Torcello, e ispirato da questi luoghi Hemingway scrisse “Al di là del fiume e tra gli alberi”, romanzo dalle alterne fortune intriso di melancolia e piuttosto diverso nella lingua dalle opere che lo avevano reso famoso.
Il ricordo di quelle vacanze venete spese nella tenuta del Barone è ancora vivo, e lo scorso anno proprio nella città che d'estate diventa tra le prime mete turistiche del paese si è tenuta una mostra intitolata “Hemingway, Benatelli e Franchetti in Valle San Gaetano”che celebrava il legame tra lo scrittore e questi luoghi meravigliosi.
Il primo gennaio, durante una passeggiata nella zona di San Gaetano, appena dietro Caorle, abbiamo casualmente fatto la conoscenza di T.V. , un simpatico signore nato e cresciuto nella tenuta del Barone Franchetti presso la cui famiglia ha lavorato per molti anni.

Una cosa che non riesco a sopportare di Hemingway:
la passione per la caccia
Abbiamo chiacchierato per un bel pezzo e ci ha raccontato parte della storia del Barone: le fortune, la passione per l'Africa, come la notizia della sua morte arrivò ai contadini che lavoravano per lui e anche delle visite di Hemingway.    Ha descritto lo scrittore come un uomo bello e buono anche se dedito alla bottiglia, che si recava nel capanno della caccia in laguna a far festa con gli amici mentre la moglie restava alla tenuta. Venne regolarmente in Veneto per sette anni, poi smise. Quando si suicidò, a casa Franchetti erano rimasti alcuni suoi oggetti personali tra cui una macchina da scrivere e diversi romanzi autografati che T.V conservò, e che ha messo a disposizione per la mostra del 2015. I racconti di T.V sono pieni di nostalgia e della magia del ricordo. E' stato un bell'incontro, perfetto per aprire in bellezza il nuovo anno. Quando torneremo speriamo di vederlo ancora, magari riusciremo a farci mostrare i preziosi cimeli appartenuti a Hemingway, sarebbe grandioso.

sabato 26 dicembre 2015

Merry Christmas, Merry Flannery!

Della fama di cui Flannery O'Connor gode editori italiani e librai in genere sembrano a volte ignari. La scorsa estate un libraio veneto mi ha risposto quasi scocciato che era praticamente impossibile ordinare le edizioni italiane dei suoi libri; ad ottobre, a Berlino, in una per altro bellissima libreria interamente dedicata a testi inglesi e americani, non ho trovato traccia dei suoi libri.
Inaspettatamente, le ricerche milanesi e i regali di Natale hanno premiato la mia insistenza! Ecco quindi il bottino di fine 2015! Auguri a tutti!

sabato 12 dicembre 2015

Dove sei stato? A.M. Homes, "Questo libro ti salverà la vita"

Se avete letto “Che dio ci perdoni”, troverete sicuramente delle somiglianze con “Questo libro ti salverà la vita”. L'esistenza di due uomini, fino a quel momento tranquilla, cristallizzata talvolta al limite della catatonia, è sconvolta da un evento scioccante: nel caso di Harold Silver, protagonista del romanzo del 2013 è esterno (la morte della cognata per mano del fratello di Harold), mentre in questo del 2006 è interno, un misterioso dolore che strazia il corpo di Richard Novack senza apparente causa. Entrambi devono affrontare non solo i cambiamenti che tali eventi determinano, ma anche la rabbia e la solitudine che accompagnano ormai da tempo le loro vite. Se Silver è consapevole di ciò che prova, Novack (non è differenza da poco) ha cauterizzato il dolore eliminando con la memoria del passato qualsiasi contatto con i suoi simili, fonte di possibile sofferenza.

All'inizio tutto è silenzioso, immobile, nonostante Richard stia correndo sul suo tapis roulant e la vicina della villa di fronte stia nuotando in piscina. Poi il dolore, il dialogo surreale con l'operatrice del 911, l'ambulanza annunciata da luci e sirene, le domande dei paramedici, la polizia, il
trasporto all'ospedale, l'osservazione. Il mondo invade lo spazio vitale algido e dilatato della villa sulle colline di Los Angeles e ruggendo lo trascina fuori come una piena per salvarlo. Il giorno dopo, dimesso dal pronto soccorso, Richard torna a casa, ma il guscio è ormai incrinato, il pulcino è costretto a nascere. Si aggira per la città in uno stato simile allo stupore, come se si rendesse conto per la prima volta della sua reale esistenza. Comincia a conoscere persone: un ciambellaio, una donna che piange al supermercato, gli uomini dei turni di notte e di giorno, una star del cinema, Bob Dylan, uno scrittore, un cane. Brevi incontri, scambi di battute, scene scritte al presente come una sceneggiatura, che tutte insieme costruiscono la narrazione. Sia che rimangano semplici conoscenze o diventino amici, questi personaggi coinvolgono, inglobano Richard nelle loro vite. La sua casa crolla, la sua esistenza tracima, lui si abbandona, accetta tutto alla ricerca confusa e inconscia del dolore rimosso, del momento in cui il suo cuore s'è ritirato dal mondo.

L'odissea di Richard Novack per tornare nel mondo dei vivi ricorda quella di Billy Pilgrim, protagonista di “Mattatoio 5”: anche lui annichilito da uno shock troppo grande per essere gestito e superato, anche lui trascinato senza volontà propria da una situazione all'altra, da una persona all'altra, da un tempo all'altro. La creatura di Vonnegut però è solo un testimone della propria morte interiore (e poi fisica), intrappolato nel luogo e nel tempo del trauma come un criceto nella sua ruota si limita a constatare l'indicibile ironia e orrore della vita. Al contrario, Richard discende agli inferi del passato, li attraversa e riemerge, ammaccato ma vivo, nel presente. Il suo percorso ha un ritmo costante, spezzato da alcuni colpi di scena ma, come una camminata in montagna, non strappa, non si ferma, nemmeno nel finale che ci permette d'intravvedere un futuro ancora senza una forma precisa, ma delineato nella consapevolezza del protagonista della metamorfosi avvenuta.

Los Angeles resta sullo sfondo, A.M. Homes non si sofferma in descrizioni di luoghi celebri o che per lei possono avere un significato, la città non appare una delle forze generatrici della storia. Al contrario, sono proprio i personaggi che Richard incontra a connotarla e a darle sostanza: altrove risulterebbero bizzarri o addirittura fuori posto, qui sono perfetti.
Tornando ai punti di contatto tra questo romanzo e il capolavoro della Homes, ci si sorprende per l'inconsueto ottimismo e fiducia nell'incontro con gli altri che l'autrice v'infonde. Harold Silver in una versione moderna e rutilante e comica della storia di Giobbe, e Richard impegnato in una ricerca concreta e spirituale (da qui viene probabilmente il titolo da manuale di auto miglioramento) sembrano incoraggiarci a credere che in ogni caso, comunque, nonostante tutto, le cose finiranno bene. A separarli, certo, ci sono diversi anni e libri che hanno visto la scrittrice crescere continuamente in abilità e stile, ed è interessante osservare come trame “sorelle” si sviluppino in modo diverso. Tutt'e due lasciano traccia, tutt'e due da leggere.
(A.M. Homes “Questo libro ti salverà la vita” 2006 Feltrinelli)