domenica 2 settembre 2012

Vonnegut prima di Vonnegut: "Baci da 100 dollari"

Jackson Pollock "Number 8"

Quando un grande (o grandissimo in questo caso) scrittore muore, in genere succedono due cose: la prima è che vengono ripubblicati tutti i suoi libri in modo che chi non lo conosce possa scoprirlo; la seconda è che gli eredi dell'artista frugano nei suoi cassetti e ne traggono una serie di inediti che vengono dati alle stampe fidando che la rinnovata celebrità del caro estinto li farà vendere. Anche se entrambe queste cose sono successe (in modo molto discreto e rispettoso, per la verità) per Kurt Vonnegut, “Baci da 100 dollari” non appartiene a nessuna delle categorie di cui sopra.
Si tratta infatti di una raccolta di racconti pubblicati da riviste Americane come Collier's, Ladies' Home Journal e The Saturday Evening Post negli anni del dopo guerra. Una specie di prequel a quella che sarebbe stata una delle opere più sconvolgenti e meravigliose della letteratura contemporanea.

Prima di frantumare il tempo e riuscire ad elaborare (senza poterlo mai esaurire, ahimè) il dolore della guerra, prima di Tralfamadore, e degli Infundibuli Cronosinclastici, prima di tessere trame sconcertanti e diventare un simbolo della controcultura Kurt Vonnegut scriveva racconti divertenti, tristi, popolati di personaggi bislacchi ed illuminati da una luce dolce e stramba.
Ci sono scienziati che vivono insieme a frigoriferi robot, vedove di guerra, vecchi dalla pronuncia scorretta, colleghi burloni e così via, persone che affrontano il mondo e le cose che accadono loro e che in molti casi avranno la vita cambiata dalle proprie azioni.
Storie limpide e senza trucchi o trabocchetti nel finale (una tecnica abbastanza diffusa nei racconti brevi), in cui prevale la curiosità per le reazioni umane, e per il “come va a finire”. E si srotolano quasi con dolcezza, anche quando affrontano argomenti dolorosi e creano tensioni a cui è difficile non partecipare. In “Ruth” ad esempio, una giovane donna, incinta, che ha appena perso il marito, si trova ad affrontare una suocera morbosa che vive nel ricordo del figlio e vuole perpetuarlo a modo suo; “La voce del denaro” e “Gli imbroglioni” pongono questioni morali a cui lo scrittore dà una risposta ottimista e fiduciosa nell'uomo.
Non tutto va liscio, ed a volte l'esito delude, come in “Tango”, un racconto condotto sul filo di una brillante sicumera tipicamente Vonneguttiana, ma abbastanza sconclusionato, senza un senso profondo né un vero finale; “Spegniti breve candela” è l'unica storia a ricorrere al finale a sorpresa di cui parlavo all'inizio, ma è tanto prevedibile che la sorpresa non c'è.
In generale comunque, il bersaglio è centrato: tra i racconti migliori “Con la mano sull'accelleratore” e “Baci da 100 dollari” in cui le vittime di atteggiamenti comuni e fastidiosi dell'uomo medio, di piccoli velenosi soprusi quotidiani, reagiscono e si difendono. Questa “sistemazione dei torti” è un elemento importante di queste storie in cui c'è ancora la speranza (o forse il disperato desiderio) che le cose, se tutti s'impegnano, possano migliorare, un sentimento che si tramuterà in amarezza e rassegnazione per l'incorreggibilità e del genere umano.

Anche se questo non è il Vonnegut che la maggior parte del pubblico conosce, sotto la superficie dei racconti dalla struttura semplice e forse (dati i committenti) un po' addomesticata ribollono gli elementi ricorrenti della sua letteratura a venire: il fantastico e l'assurdo, la guerra, l'incontro tra bene e male, il destino e perfino la passione per l'arte moderna, tenuti insieme dal suo umorismo e da una sensibilità fuori dal comune.
Per chi lo ama è un ritorno alle origini che aiuta a conoscerlo meglio, ad affezionarcisi anche di più. Per chi non ha mai letto niente di suo o non ha digerito le opere più ardite è l'occasione per avvicinarsi e riavvicinarsi in maniera più “morbida” al suo lavoro.

A rendere ancor più pregevole il volume ci sono molti disegni dello stesso Vonnegut ed una bella prefazione di Dave Eggers.


(Kurt Vonnegut “Baci da 100 dollari” 2011 ISBN Edizioni)

sabato 25 agosto 2012

Libri Suonati

Ecco che vi aspetta...
A dicembre di quest'anno Beck pubblicherà il suo nuovo album, dal titolo “Song Reader”. Edito da McSweeney (e da Faber & Faber per il mercato Inglese), sarà composto da 20 libretti contenenti la partitura musicale dei brani per diversi strumenti ed i testi. Niente musica, nessun cd, nessuna nota suonata  da Beck...
Saranno i fan a dover suonare e cantare i brani, registrandoli e caricandoli su Youtube. Le migliori versioni saranno inoltre pubblicate dal sito di McSweeney.
L'idea è originalissima e crea una contaminazione tra editoria, musica e video forse mai vista prima, di cui aspettiamo con ansia i risultati!

giovedì 16 agosto 2012

Coppie, parte 2: Mentre i mortali dormono (cit.), Giacomo Papi "I primi tornarono a nuoto"


Claude Monet-Twilight in Venice
L'idea del ritorno dei morti sulla terra è da sempre presente nella narrativa, a partire da Euridice che Orfeo tenta di riportare a casa dal mondo dell'Ade, centinaia, migliaia di storie sulla morte ed il ritorno alla vita sono state scritte ed immaginate, alcune come esorcismi per curare la paura, altre come base su cui costruire fedi; dal loro canto, scrittori e registi si sono lasciati ispirare da questo tema che si intreccia inevitabilmente con le forze primarie dell'amore e del sesso.

Tutto questo Giacomo Papi lo sa, ed ha deciso di immaginare le conseguenze più estreme di un ritorno massivo dei morti dall'Aldilà. Una buona idea se condotta nel modo giusto. In letteratura -come in ogni cosa- bisogna fare delle scelte e, generalmente, più motivate ed ardite sono, più interessante sarà il risultato.
Il nostro autore però sceglie di non scegliere: con abilità tutta italiana mette i piedi in praticamente tutte le scarpe disponibili, partendo dal mistery-horror corredato di simboli biblici, scivolando sopra il thriller fantapolitico, diventando esistenziale, ritornando a martello sull'horror e chiudendo con il registro sentimental-buonista da famiglia Mulino Bianco (oppure Rossella O'Hara,“Domani è un altro giorno!”).
Il risultato di tanti cambiamenti in così poche pagine e di uno stile a volte sciapo ed altre fortemente lirico è un abbozzo di romanzo che in mano ad un altro scrittore/scrittrice avrebbe potuto diventare un gran bel libro. Penso a cosa ne avrebbe fatto Stephen King, magari un nuovo “L'ombra dello scorpione”, un tomo da 1500 pagine in cui avrebbe sciorinato tutto il possibile sulle conseguenze sociali, politiche, economiche, religiose del “ritorno”, sui caratteri e le storie dei personaggi coinvolti, sarebbe andato a fondo.
Fredric Brown avrebbe forse inventato una storia comicissima e fuori di testa, Yates un dramma familiare struggente, Kurt Vonnegut...un miracolo.

Lo so, non è leale confrontare un neo romanziere con tali mostri sacri, però mi arrabbio quando mi trovo tra le mani un libro in cui niente si conclude, niente ma proprio niente è approfondito, solo accennato, come se l'autore ci dicesse “Avete presente...?” e noi lettori dovessimo immaginarci il resto. Così -ad esempio- le conseguenze sulle religioni ufficiali sono proprio schizzate, e se la chiesa cattolica viene minimamente chiamata in causa, di protestanti, buddisti, Islam, Israele (le teocrazie!) non si parla proprio.
Altro esempio, la resurrezione del personaggio famoso contemporaneo (effetto speciale!) che pur non nominato apertamente s'intuisce chi sia (leggete la descrizione della giornalista neo-viva e ditemi se non vi fa pensare ad Oriana Fallaci) è appena accennata (lei sicuramente non avrebbe esaurito l'argomento con un articolo, ne avrebbe scritto un libro, etc. etc.).
I governi del mondo, vista la concreta possibilità di vedersi rovesciati da eserciti di redivivi, praticamente non reagiscono in alcun modo. In compenso, indicono un utilissimo congresso in cui tutti gli scienziati del mondo racconteranno la loro idea sulla situazione. E per essere sicuri che nessun ex-morto vi partecipi, si sceglie per organizzarlo un luogo che può venire isolato dal resto del mondo: Venezia! D'accordo, lì l'atmosfera è decisamente dark, ma non era più logica una base militare in qualche isola? Questo non è il G8... Comunque è questo il punto centrale (e forse il più atteso dallo scrittore) del libro, in cui si scatena tutta la potenza della lingua italiana, con una descrizione della Laguna come un luogo da tregenda in attesa della tempesta. Che puntualmente arriva, ma anche qui, gli accadimenti non si compiono ed il protagonista nel mezzo del marasma scappa dalla sua bella.
I morti ritornati appaiono inizialmente buoni come Teletubbies, spaventati e simpatici, poi improvvisamente decidono di diventare Gremlins cattivissimi, ma non si capisce, quando, come si sono incontrati per parlarne?
Sembra che Papi abbia avuto centinaia di buone intuizioni che aprono porte sulle più interessanti e profonde interpretazioni (i morti rappresentano il passato Italiano che non ci lascia mai? Il vecchio del paese che soffoca il nuovo? Si tratta di una critica alla tentazione di guardare storicamente indietro?) ma non il coraggio di approfondirle.

I personaggi allo stesso modo sono approssimativi: Adriano Karaianni, un bravo ragazzo pensieroso ed eroico, senza arte né parte, la sua compagna Maria (appropriatamente incinta) bella, brava, comprensiva, di buon senso, lei sa, lei capisce, non parla troppo, anzi stà zitta e meditabonda...Il cliché della donna ideale e inesistente. I loro dialoghi sono in generale miseri, e quando Papi vuol dargli una parvenza di realismo c'infila un cazzo o un vaffanculo, che sembrano provenire dalla bocca di un neonato. E poi i patetici politici italiani, untuosi e leccaculo, ed il cattivissimo (e magrissimo e puzzolentissimo) agente dei servizi segreti, personaggi abbozzati senza particolare arguzia.
La scrittura si concentra sulle azioni, ma queste in realtà non ci dicono niente di loro. Perfino il racconto strappalacrime del grande amore di Serafino, il primo uomo tornato dalla morte, (anche lui uno stereotipo, il buon vecchietto che diventa il padre putativo di Adriano e Maria) risulta inutile e stucchevole. E pure di questi ex morti non vengono presi in esame il carattere, lo stupore, le implicazioni profonde che può avere il fatto di rinascere. E poi, quando torneranno Napoleone, Hitler, Cesare, Lenin...cosa succederà?

Se non altro il finale è coerente con il romanzo: inconcludente, sdolcinato, consolatorio, perfetto per qualche film italiano, e per tirarsi indietro di fronte ad altre decisioni.

Non so se Giacomo Papi sia soddisfatto del libro che ha pubblicato, non so se lo volesse proprio così o se l'editor di Einaudi lo abbia obbligato a tagliare e addolcire i contenuti per rendere lo scritto appetibile ad un pubblico più vasto (!!!!). So che pur avendo compreso le sue doti di scrittore, ho fatto fatica a finire la lettura (verso la fine non ne potevo più), e nonostante ci siano le intenzioni ed i semi per un buon raccolto (la scena del ritorno degli ex padroni di casa è disturbante, e rivela forse la sua vera indole letteraria) questi germogliano appena e muoiono subito. Un po' poco, considerato anche il prezzo di questo volume in brossura (17 euro!!!).
Sarebbe interessante vedere "tornare" questo libro, riscritto, ampliato e rivisto, magari tra qualche anno, dallo stesso Papi.

(Giacomo Papi “I primi tornarono a nuoto” 2012 Einaudi Stile Libero Big)

martedì 14 agosto 2012

Coppie, parte 1: Burning Down The House! A.M. Homes, "Musica per un incendio"


La casa può essere un punto di partenza o di arrivo, un luogo che dà sicurezza attorno al quale gira tutta la vita. Una tana, una prigione.
In questo libro la casa diventa totem dei valori della borghesia americana, simbolo per i suoi protagonisti Paul ed Elaine Weiss (conosciuti nel racconto “Adulti da soli” contenuto in “La sicurezza degli oggetti”) di ogni cosa che non riescono ad essere. Insoddisfatti e litigiosi, soffrono della propria incapacità di essere felici di ciò che hanno (lavoro, figli), pur non sapendo cosa potrebbe dargli sollievo. E vedono le altre famiglie, così perfette, in cui i figli sono affettuosi ed educati, le madri ottime donne di casa, i mariti uomini efficienti che danno sicurezza. Non li capiscono. Una sera, esasperati l'uno dall'altra danno fuoco all'idolo che rappresenta il loro fallimento.

I danni sono relativi, ma la loro azione innesca una catena di conseguenze inaspettate: attorno alla casa semibruciata cominciano ad accorrere i vicini, quei vicini perfetti e senza macchia che finora avevano conosciuto solo superficialmente, Mrs Hansen, un'anziana signora con l'hobby del giardinaggio e dell'alcol che approfittando della serratura della porta rotta s'insinua in casa e diventa baby sitter e governante; Pat e George, gli immacolati rappresentanti di ciò che una coppia felice dovrebbe essere; il poliziotto di quartiere; i genitori di Elaine, un padre taciturno ed una madre petulante, l'amante di Paul, Susan, che si prende cura di uno dei loro figli. E poi architetti nevrastenici, entusiasti operai di un'impresa di pulizie: tutti si accalcano attorno alla famiglia Weiss, archetipi americani ormai noti, accorrono con i loro buoni consigli, le loro certezze, i loro segreti.

Nel loro viaggio alla ricerca dell'Eden perduto della normalità e nel tentativo di cambiarla (fare un patio, mettere una porta finestra, fare carriera, trovarsi un lavoro) questi novelli Adamo ed Eva assaggeranno un inaspettato ed amaro frutto della conoscenza, diventando uno specchio in cui la società viene a riflettersi, a far mostra di sé. Entreranno nell'intimità dei loro vicini, scoprendo dietro alle facciate delle case dipinte di bianco un mondo segreto e surreale che tutti tengono quietamente nascosto agli occhi degli estranei.
Sesso di ogni tipo, droghe, cetriolini sottaceto, consulenti scolastici. Nel tentativo di cambiare sé stessi , di sistemare le cose provano tutto, ma più cercano di uscire dalla stasi, più si trovano lontani, ripiegati ed egoisti. Si perdono nel letto della vicina perfetta oppure si trovano sotto le mani di un tatuatore in un quartieraccio del centro (uno degli episodi più divertenti del libro), si ubriacano insieme, si confortano e si picchiano.

Quando l'epilogo va in scena è come svegliarsi da un sogno: troppo concentrati su loro stessi, Paul ed Elaine hanno tralasciato ciò che avveniva sullo sfondo ed ora diventa prorompente ed inevitabile. La fine arriva in un lampo -con un episodio che ne ricorda molti altri realmente accaduti- ed ecco un altro simbolo, il sacrificio dell'innocente, a tagliare per sempre col passato, a scacciarli per sempre dal Paradiso.

A.M. Homes ha scritto un romanzo destinato a diventare un classico contemporaneo, che corre sul confine tra simbolismo e iper-realtà in cui non si limita a criticare la vita dei sobborghi, analizza ogni sfumatura della meschinità e della calma follia che ci accompagna quotidianamente.
Paul ed Elaine ricordano molto Frank ed April di “Revolutionary Road”, anche loro occupati a farsi male, a distruggersi per l'incapacità di adattarsi ad una vita senza sogni fatta di sole certezze prefabbricate da cui non riescono a fuggire. Ma mentre il confronto tra i personaggi di Richard Yates era più intimo e legato alla coppia, il duello dei coniugi Weiss esonda dai confini familiari e diventa lo sfondo di un cataclisma che inghiotte gli interi Stati Uniti.
Dopo, resta in piedi solo la casa, ancora, svuotata di ogni suo senso e prerogativa.

(A.M. Homes “Musica per un incendio” 2011, Feltrinelli)

sabato 21 luglio 2012

Vita: "Hellen Keller, a Biography", Dorothy Hermann


Hellen Keller, Annie Sullivan e Mark Twain
Negli Stati Uniti la storia di Hellen Keller è stata raccontata più volte, in libri, commedie e film. In Italia la conosciamo soprattutto (solo) grazie ad“Anna dei Miracoli” (“The miracle worker”) la pellicola di Arthur Penn, versione cinematografica dell'omonima opera teatrale.
L'intera vicenda di questa donna, diventata sordocieca quando aveva poco più di un anno, sembra cristallizzata in quel mitico istante in cui riuscì a connettere la parola "acqua" con  il liquido che usciva dalla pompa in giardino. E' il momento culminante di qualunque ricostruzione, in cui tutte le tensioni accumulate tra lei e la sua insegnante Annie Sullivan si sciolgono. Molti sono soddisfatti da questo finale, e spremuta qualche lacrima considerano la faccenda chiusa. Ma cosa ne fu di quella bambina? E come fu influenzata la sua vita da quell'evento?

Le risposte a queste ed altre domande le trovate (anche) in questa biografia, che racconta in modo scorrevole, con buona documentazione ed un pizzico di gossip non solo la vita di una donna che avrebbe potuto -senza l'intervento di Annie Sullivan- confinata in un istituto, ma anche la sua evoluzione emotiva ed il suo processo di presa di coscienza della propria disabilità.

Verso la fine del 1800 si era a malapena coscienti della possibilità di insegnare a leggere e scrivere ai bambini sordi, e spesso l'educazione dei ciechi era limitata alla stretto necessario. Un bambino sordocieco rappresentava un autentico mistero per gli educatori: mettersi in comunicazione con lui era difficilissimo ed in pratica non c'era didattica. Anche se un'altra ragazza sordocieca era stata educata negli Stati Uniti (Laura Bridgman, che Hellen conobbe) non c'erano scuole specializzate e si adattavano i metodi per i ciechi.
Così, quando l'intraprendente, geniale ed ambiziosa Annie Sullivan (anche lei ipovedente e con una drammatica storia familiare) elaborò il suo metodo lavorando con la piccola Hellen, si creò un caso senza precedenti: nonostante la gravità dei suoi handicap la ragazza riuscì a raggiungere risultati accademici simili a quelli dei normodotati, arrivando a costo di enormi sacrifici perfino alla laurea.
Un fenomeno, un miracolo, un genio, un'impostura, Hellen fu esposta come un oggetto esotico e di pregio alle attenzioni dei media con lo scopo di raccogliere denaro per il suo mantenimento ed in parte per quello della famiglia. Grazie a ciò non finì mai in un'istituzione ed ebbe la possibilità di viaggiare ed incontrare moltissime personalità del suo tempo. Contemporaneamente intorno a lei si scatenarono lotte per il controllo della sua vita, perchè questo simbolo di disabile che riusciva a vincere durezza della propria condizione veniva utile a tutti, alle istituzioni che si occupavano di ciechi, alla famiglia, ad Annie Sullivan. Ed ognuno voleva prevalere.

Parte importante del libro è occupata proprio dal rapporto tra Hellen e quest'ultima, una donna torturata dal passato, desiderosa di una vita normale eppure votata totalmente al servizio di questa bambina e poi donna, che certamente le fu utile, ma per la quale comunque cercò sempre di fare le scelte migliori e dalla cui figura fu sempre oscurata, visto che l'opinione pubblica era più propensa a vedere la giovane sordocieca come un fenomeno dotata di intelligenza sovrumana (anche per giustificare la propria incapacità di tanti normodotati  raggiungere gli stessi suoi risultati), piuttosto che dare alla sua insegnante ed alla sua intelligenza e testardaggine il giusto riconoscimento.

Leggendo questa biografia ci si rende spesso conto di come la condizione dei disabili sia solo in parte cambiata e di come non siano stati fatti poi molti passi avanti in molti campi. Ad esempio, ora come allora la sessualità viene spesso loro negata e la povera Hellen fu costretta nel ruolo di "santa vergine" dalla madre e da una società assurdamente bacchettona che non era in grado di accettare la normalità dei disabili.
Nonostante tutte le difficoltà, l'immagine che emerge è quella di una donna determinata, cosciente di sè e della propria situazione, che non si stancò mai di lottare per i diritti dei disabili ed in grado di esprimere idee forti e personali che troppi per comodità liquidarono come ingenue: se infatti da un lato i suoi handicap la isolavano dalla completezza delle informazioni, dall'altra la difesero dal facile cinismo acquisito dai normodotati, superstimolati e più facili ad adattarsi alle situazioni a seconda del favore.
Invece, lei fu in grado di costruirsi un carattere compassionevole e privo di pregiudizi che le consentì di resistere ed accettare le innumerevoli pressioni e tutte le cose che le vennero negate, prima tra tutte forse il diritto ad innamorarsi.

Oggi forse non sarebbe più possibile un controllo tanto radicale sulla vita di una persona, disabile o meno. Tuttavia, leggendo questo libro ci si rende conto dell'estrema fragilità che sperimenta chi non rientra nei canoni di normalità, e di quanto sia difficile ancora oggi parlare di parità tra tutte le creature.

La biografia di Dorothy Hermann è un lavoro corretto e ben documentato; pur senza essere un capolavoro letterario è molto equilibrata nel mostrarci tutti i protagonisti con i loro pregi e difetti, le loro fragilità e meschinità, dando modo al lettore di valutarli nella loro completezza.
La grandezza di Hellen è quella di una persona che ha saputo adattarsi e prendere coscienza della propria posizione, subendo le decisioni altrui ma cercando comunque di seguire la propria strada senza autocommiserazione. Il suo eroismo appare a volte più nel sopportare chi la circondava che nell'affrontare la propria gravissima condizione (cosa che fece sempre con serenità).

La sua storia supera prepotentemente i confini di quel momento in cui comprese che ogni cosa ha un nome,  e ci serve per capire a che punto siamo come società e come esseri umani nella comprensione dell'handicap e nella sua accettazione senza timore e pregiudizio.

(Dorothy Hermann "Hellen Keller, a biography" 1998 The University of Chicago Press-libro in lingua originale)








venerdì 20 luglio 2012

Viva "La Sovrana Lettrice" !!! Alan Bennett


Come un tonico che rinfranca il morale, come un analgesico effervescente contro il mal di testa o un ricostituente miracoloso, Alan Bennett è l'ideale da leggere nei momenti di crisi, i cambi di stagione, le piccole influenze: ne basta un po' per sentirsi meglio.
Così, reduce da alcune crisi personali mi trovo ad estrarre questo libro dal cellophane. E tutto s'aggiusta.

Elisabetta II, la monarca più nota e probabilmente più longeva dell'era moderna, è una donna quanto meno enigmatica che in molti (penso all'ultimo film che ho visto a lei dedicato, “The Queen”) hanno cercato di comprendere, chissà con quale successo.
Qui viene credibilmente rappresentata come una persona che ha vissuto un'esistenza particolare, distaccata dal resto del mondo, gestita da una serie di cerimoniali e di regole che ha accettato senza farsi mai troppe domande, cosciente della sua posizione unica. Per sessant'anni circa tutto è filato relativamente liscio, con qualche occasionale problema di guerre mondiali e scandali sentimentali in famiglia, ma il sangue freddo e l'aplomb di Sua Maestà hanno sempre retto.

Ora l'inaspettato è dietro l'angolo del Palazzo: seguendo i suoi cani la regina s'imbatte in una piccola biblioteca viaggiante dalla quale si serve uno degli sguatteri di cucina. Dopo qualche titubanza, per pura cortesia, si porta a casa due volumi scelti a caso, ed in breve le cose prendono una piega nuova.
Come la strada di mattoni gialli che si srotola sotto i piedi di Dorothy per portarla tra le meraviglie ed i pericoli di OZ, così la lettura si fa lentamente ed inesorabilmente sentiero che la nostra monarca segue con estrema naturalezza, senza preconcetti e con l'unico obiettivo del proprio piacere, dai romanzi Ivy Compton Burnett, a Proust passando per Henry James.

Le conseguenze di questa scoperta sono tali che al confronto le magagne di Carlo e Diana erano zuccherini: infatti, con motivazioni che ricordano quelle dei pompieri di “Fahrenheit451”, i dignitari che vigilano sul complesso cerimoniale di Elisabetta sono contrari a che lei legga distraendosi dai suoi tempi contingentati e dalle sue scadenze, e lo sono ancora di più quando si accorgono degli effetti “devastanti” che l'attività ha sul carattere e sulle abitudini di Sua Maestà. Ne nasce una serie d'intrighi che hanno lo scopo di dissuaderla dal suo capriccio culturale e riportarla sulla “retta via”.

In breve, seguendo la regina nelle sue letture ci troviamo a ragionare su alcune delle figure letterarie più importanti, sul percorso letterario che ognuno di noi fa, sull'irrinunciabilità del leggere come occupazione che migliora chi la pratica, che trasforma.
Elisabetta in effetti appare come un travestimento attraverso il quale Bennett stesso sembra parlare (molto più che in altri libri) di sé, di ciò che ama e non ama della letteratura, la pedanteria di James, Harry Potter e gli scrittori contemporanei, troppo pieni di sé perfino di fronte alla loro sovrana.

Il suo umorismo brillante e acido, e l'abilità letteraria che ormai conosciamo riescono a condensare tutto questo in un pugno di pagine esilaranti, che come sempre sembrano troppo poche quando si arriva in fondo; eppure tutto è così perfetto ed equilibrato che non si saprebbe davvero come fare di meglio e di più.
Ritratto di Elisabetta II di Chris Levine

Se vi piace leggere, e se non vi piace leggere...Leggetelo.

(Alan Bennett “La Sovrana Lettrice” 2011 Adelphi)

sabato 7 luglio 2012

Un pò di poesia

La poesia non è il mio genere preferito, credo che in tutta la miriade di scrittori che ci viene propinata a scuola e non, ben pochi siano degni del titolo di poeta. Tra questi c'è Emily Dickinson, e dunque eccovi un sito veramente interessante dove potete trovare le sue composizioni in Inglese e in Italiano...
The Complete Poems of Emily Dickinson