venerdì 6 maggio 2011
mercoledì 4 maggio 2011
L'amore che sfugge: "Bugiardi e innamorati" Richard Yates
Ultimo in ordine di pubblicazione per Minimum Fax, questo libro di racconti toglie il fiato.
La cosa che affascina da subito il lettore e lo stringe in un abbraccio ineludibile è la precisione con cui Yates descrive i meccanismi del sentimento umano, cioè tutti quei minuti pensieri (a volte neanche coscientemente formulati) e quelle reazioni istantanee, non mediate, che rivelano la natura dei personaggi.
Li osserva, come uno dei tanti bambini che assistono alle vicende che coinvolgono i loro genitori con rassegnazione, e ci trasmette la sensazione dell'ineluttabilità del fallimento di ogni relazione. Per quanto bene possa iniziare, ogni rapporto amoroso contiene il seme della sua fine: le reciproche incomprensioni, gli egoismi, la schiavitù delle convenzioni sociali e la paura profonda di un totale abbandono guidano i protagonisti di quasi tutte le storie verso la separazione.
E anche quest'atto definitivo è spesso penoso, rimandato all'infinito (soprattutto dagli uomini), fino a quando non è più procrastinabile.
Ci sono molti genitori in questo libro, ma soprattutto madri, quasi sempre divorziate o vedove, opprimenti e inadeguate al loro ruolo, crescono distrattamente figli disorientati dai continui spostamenti, cambi di uomini, e schiacciati (quando saranno un pò più grandi) dalla loro totale mancanza di autonomia e senso pratico. I loro amanti, fidanzati, mariti, non sono da meno, capaci come sono di tradimento, mancanza di fiducia e di una desolante meschinità.
Ma sono anche disorientati e impauriti: gli uomini dalle donne, delle quali non capiscono l'essenza ed il comportamento sfuggente e (al contrario del loro) pratico e deciso; le donne dagli uomini, da cui hanno paura di essere abbandonate e di cui aspettano sempre una telefonata. Creature fragili che si feriscono a vicenda a causa di un'infantile inquietudine e di una fame d'affetto senza fondo. E tutti loro sono impauriti dall'incertezza del futuro e dal mondo. Non a caso tanti dei protagonisti di queste storie sono reduci della seconda guerra mondiale, che portano con loro tutte le angosce di quell'esperienza.
La scrittura, la descrizione perfetta di ogni pensiero, di ogni istante, danno la sensazione che ogni cosa possa crollare da un momento all'altro, che anche respirare per uno dei protagonisti possa portare ad un cambiamento radicale, alla distruzione di una situazione ormai consolidata e alla fine di tutte le certezze.
Bellissimo.
(Richard Yates "Bugiardi e Innamorati", 2011 Minimum Fax)
La cosa che affascina da subito il lettore e lo stringe in un abbraccio ineludibile è la precisione con cui Yates descrive i meccanismi del sentimento umano, cioè tutti quei minuti pensieri (a volte neanche coscientemente formulati) e quelle reazioni istantanee, non mediate, che rivelano la natura dei personaggi.
Li osserva, come uno dei tanti bambini che assistono alle vicende che coinvolgono i loro genitori con rassegnazione, e ci trasmette la sensazione dell'ineluttabilità del fallimento di ogni relazione. Per quanto bene possa iniziare, ogni rapporto amoroso contiene il seme della sua fine: le reciproche incomprensioni, gli egoismi, la schiavitù delle convenzioni sociali e la paura profonda di un totale abbandono guidano i protagonisti di quasi tutte le storie verso la separazione.
E anche quest'atto definitivo è spesso penoso, rimandato all'infinito (soprattutto dagli uomini), fino a quando non è più procrastinabile.
Ci sono molti genitori in questo libro, ma soprattutto madri, quasi sempre divorziate o vedove, opprimenti e inadeguate al loro ruolo, crescono distrattamente figli disorientati dai continui spostamenti, cambi di uomini, e schiacciati (quando saranno un pò più grandi) dalla loro totale mancanza di autonomia e senso pratico. I loro amanti, fidanzati, mariti, non sono da meno, capaci come sono di tradimento, mancanza di fiducia e di una desolante meschinità.
Ma sono anche disorientati e impauriti: gli uomini dalle donne, delle quali non capiscono l'essenza ed il comportamento sfuggente e (al contrario del loro) pratico e deciso; le donne dagli uomini, da cui hanno paura di essere abbandonate e di cui aspettano sempre una telefonata. Creature fragili che si feriscono a vicenda a causa di un'infantile inquietudine e di una fame d'affetto senza fondo. E tutti loro sono impauriti dall'incertezza del futuro e dal mondo. Non a caso tanti dei protagonisti di queste storie sono reduci della seconda guerra mondiale, che portano con loro tutte le angosce di quell'esperienza.
La scrittura, la descrizione perfetta di ogni pensiero, di ogni istante, danno la sensazione che ogni cosa possa crollare da un momento all'altro, che anche respirare per uno dei protagonisti possa portare ad un cambiamento radicale, alla distruzione di una situazione ormai consolidata e alla fine di tutte le certezze.
Bellissimo.
(Richard Yates "Bugiardi e Innamorati", 2011 Minimum Fax)
domenica 1 maggio 2011
La frase del giorno di George Orwell
"In times of Universal deceit, telling the truth becomes a revolutionary act."
(In tempi di inganno universale, dire la verità diventa un atto rivoluzionario.)
(In tempi di inganno universale, dire la verità diventa un atto rivoluzionario.)
sabato 16 aprile 2011
Life on Mars? Oliver Sacks, "Un antropologo su Marte"
Oliver Sacks è forse il neurologo più famoso del mondo. La sua opera ha il dono di spiegare in modo discorsivo e appassionante i meccanismi di malattie alquanto complesse senza cadere in eccessivi e ridondanti tecnicismi, schiudendo ai più il mondo misterioso nella nostra testa.
I suoi racconti dimostrano come il cervello umano sia capace di qualunque cosa e come la realtà di certe patologie sia molto vicina alla fantasia (specialmente quella dei film di fantascienza degli anni 50) e possa addirittura superarla.
In questo volume vengono raccontate sette storie di persone affette da disturbi singolari e di come la loro vita si sia strutturata o modificata a partire da essi. Com'è il mondo senza colore? E la vita senza memoria a breve termine? Com'è possibile fare il chirurgo se si soffre di Sindrome di Tourette? Com'è realmente il mondo di una persona autistica?
Potremmo immaginare che le risposte a quesiti del genere siano drammatiche, che la vita di queste persone sia segnata in modo totalmente negativo, ma non è sempre così. Certo, quello che accade ai protagonisti di queste storie ha spesso a che fare con la sofferenza, la mancanza o la perdita di una funzione che la maggior parte delle persone possiede.
Tuttavia, la cosa che emerge maggiormente è la capacità di adattamento degli individui a queste situazioni a volte paradossali, tanto che a volte sono alla base di un successo artistico e altre volte la scomparsa di queste condizioni invalidanti può creare problemi anzichè essere un sollievo.
Ad esempio, è sorprendente scoprire che riacquistare la vista per una persona rimasta a lungo cieca può essere un dramma più che una gioia, perchè può distruggere tutte le certezze acquisite in anni di vita senza vista. Il cervello, abituato all'assimilazione di elementi attraverso il tatto, improvvisamente si trova a dover combattere con un altro senso che (letteralmente) non sa come utilizzare e più che d'aiuto si rivela un disturbo.
Ed è abbastanza sconvolgente la vicenda dell'uomo incapace di ricordare compiutamente qualunque cosa non appartenesse alla sua giovinezza, intrappolato dalla propria memoria negli anni settanta o -all'estremo opposto- l'ossessione mnemonica di un pittore Italiano per il piccolo paese in cui era nato che ha certamente qualcosa di patologico, anche se Sacks non lo visita e si limita a fare delle supposizioni su quale potrebbe essere l'origine di questo stato.
La malattia può diventare addirittura un elemento costituente della personalità del "malato", tanto che il medico Tourettico* ritiene la sindrome da cui è affetto una parte di sè e che alcuni autistici descritti nel libro diventano orgogliosi della propria condizione, per quanto possa essere fonte di dolore e certamente di isolamento.
Ci si scopre affascinati e un pò impauriti da questi disturbi che ci portano in situazioni talvolta difficili da visualizzare, e che possono tuttora essere misteriosi anche per la scienza.
In questo senso l'autismo** (di cui vengono illustrati due casi esemplari) è una patologia che suscita grande curiosità, anche perchè le persone che ne soffrono sono a volte (dipende dalla gravità del caso) in grado di razionalizzarla e pertanto di darne una visione dall'interno che è illuminante, commovente ed agghiacciante allo stesso tempo. Temple Gradin, protagonista del capitolo che dà il titolo al volume, è un esempio incredibile di questa capacità ed è autrice lei stessa di libri sulla propria vita ed il modo in cui percepisce il mondo.
Questa consapevolezza della propria condizione è un elemento della disabilità al quale non siamo ancora abituati, ma che è già radicato anche nella comunità sorda e che credo sia l'indispensabile evoluzione per coloro che sono affetti da questi (ed altri) disturbi. Il riconoscimento della propria diversità come una ricchezza -anche culturale- è la base per l'uscita definitiva da una logica assistenzialista che riduce a poco o niente le aspettative di successo personale, soprattutto lavorativo. La testimonianza della Gradin è la dimostrazione che la disabilità è spesso generata dall'incapacità di una società (e di molti individui) di accettare un piano di vita non omogeneo e standardizzato.
Un libro insomma, che vi darà moltissimo da pensare.
*I sintomi della Sindrome di Tourette sono diversi: impulsi irresistibili a fare movimenti improvvisi e ripetitivi, pronunciare giochi di parole, cedere ad una serie di tic compulsivi, solo per dirne alcuni. In precedenza ho recensito"Testadipazzo" di Jonathan Lethem, che ha per protagonista un giovane Tourettico.
**L'autismo è un fenomeno tanto misterioso quanto grave, di cui ancora la scienza non ha trovato la causa certa (si fanno molte ipotesi e in realtà le cause potrebbero essere molteplici). Le persone che ne sono affette possono avere disturbi di diverso genere, dalla difficoltà di espressione verbale e di relazione, alla mancanza di certi processi di organizzazione delle funzioni cerebrali. Ciò che sconcerta i più è che queste gravi carenze sono a volte accoppiati talenti eccezionali nei campi più disparati: la matematica, l'arte, la musica.
(Oliver Sacks "Un antropologo su Marte"1999 Adelphi)
I suoi racconti dimostrano come il cervello umano sia capace di qualunque cosa e come la realtà di certe patologie sia molto vicina alla fantasia (specialmente quella dei film di fantascienza degli anni 50) e possa addirittura superarla.
In questo volume vengono raccontate sette storie di persone affette da disturbi singolari e di come la loro vita si sia strutturata o modificata a partire da essi. Com'è il mondo senza colore? E la vita senza memoria a breve termine? Com'è possibile fare il chirurgo se si soffre di Sindrome di Tourette? Com'è realmente il mondo di una persona autistica?
Potremmo immaginare che le risposte a quesiti del genere siano drammatiche, che la vita di queste persone sia segnata in modo totalmente negativo, ma non è sempre così. Certo, quello che accade ai protagonisti di queste storie ha spesso a che fare con la sofferenza, la mancanza o la perdita di una funzione che la maggior parte delle persone possiede.
Tuttavia, la cosa che emerge maggiormente è la capacità di adattamento degli individui a queste situazioni a volte paradossali, tanto che a volte sono alla base di un successo artistico e altre volte la scomparsa di queste condizioni invalidanti può creare problemi anzichè essere un sollievo.
Ad esempio, è sorprendente scoprire che riacquistare la vista per una persona rimasta a lungo cieca può essere un dramma più che una gioia, perchè può distruggere tutte le certezze acquisite in anni di vita senza vista. Il cervello, abituato all'assimilazione di elementi attraverso il tatto, improvvisamente si trova a dover combattere con un altro senso che (letteralmente) non sa come utilizzare e più che d'aiuto si rivela un disturbo.
Ed è abbastanza sconvolgente la vicenda dell'uomo incapace di ricordare compiutamente qualunque cosa non appartenesse alla sua giovinezza, intrappolato dalla propria memoria negli anni settanta o -all'estremo opposto- l'ossessione mnemonica di un pittore Italiano per il piccolo paese in cui era nato che ha certamente qualcosa di patologico, anche se Sacks non lo visita e si limita a fare delle supposizioni su quale potrebbe essere l'origine di questo stato.
La malattia può diventare addirittura un elemento costituente della personalità del "malato", tanto che il medico Tourettico* ritiene la sindrome da cui è affetto una parte di sè e che alcuni autistici descritti nel libro diventano orgogliosi della propria condizione, per quanto possa essere fonte di dolore e certamente di isolamento.
Ci si scopre affascinati e un pò impauriti da questi disturbi che ci portano in situazioni talvolta difficili da visualizzare, e che possono tuttora essere misteriosi anche per la scienza.
In questo senso l'autismo** (di cui vengono illustrati due casi esemplari) è una patologia che suscita grande curiosità, anche perchè le persone che ne soffrono sono a volte (dipende dalla gravità del caso) in grado di razionalizzarla e pertanto di darne una visione dall'interno che è illuminante, commovente ed agghiacciante allo stesso tempo. Temple Gradin, protagonista del capitolo che dà il titolo al volume, è un esempio incredibile di questa capacità ed è autrice lei stessa di libri sulla propria vita ed il modo in cui percepisce il mondo.
Questa consapevolezza della propria condizione è un elemento della disabilità al quale non siamo ancora abituati, ma che è già radicato anche nella comunità sorda e che credo sia l'indispensabile evoluzione per coloro che sono affetti da questi (ed altri) disturbi. Il riconoscimento della propria diversità come una ricchezza -anche culturale- è la base per l'uscita definitiva da una logica assistenzialista che riduce a poco o niente le aspettative di successo personale, soprattutto lavorativo. La testimonianza della Gradin è la dimostrazione che la disabilità è spesso generata dall'incapacità di una società (e di molti individui) di accettare un piano di vita non omogeneo e standardizzato.
Un libro insomma, che vi darà moltissimo da pensare.
*I sintomi della Sindrome di Tourette sono diversi: impulsi irresistibili a fare movimenti improvvisi e ripetitivi, pronunciare giochi di parole, cedere ad una serie di tic compulsivi, solo per dirne alcuni. In precedenza ho recensito"Testadipazzo" di Jonathan Lethem, che ha per protagonista un giovane Tourettico.
**L'autismo è un fenomeno tanto misterioso quanto grave, di cui ancora la scienza non ha trovato la causa certa (si fanno molte ipotesi e in realtà le cause potrebbero essere molteplici). Le persone che ne sono affette possono avere disturbi di diverso genere, dalla difficoltà di espressione verbale e di relazione, alla mancanza di certi processi di organizzazione delle funzioni cerebrali. Ciò che sconcerta i più è che queste gravi carenze sono a volte accoppiati talenti eccezionali nei campi più disparati: la matematica, l'arte, la musica.
(Oliver Sacks "Un antropologo su Marte"1999 Adelphi)
lunedì 11 aprile 2011
giovedì 17 marzo 2011
Concorso Letterario "Io Scrittore"
Se avete un romanzo nel cassetto ed avete voglia di tentarne la pubblicazione, date un'occhiata a questo concorso letterario...Attenzione, i termini d'iscrizione scadono il 31 Marzo!
venerdì 11 marzo 2011
Età oscura: "E' difficile essere un dio", Arkadi e Boris Strugatzki
Una delle prime recensioni di questo blog fu "Picnic sul ciglio della strada", forse il più celebre romanzo dei fratelli Strugatzki, ispiratore del film "Stalker".
La fantascienza Russa sembra non avere praticamente niente a che fare con quella occidentale: per quel poco che la conosco mi dà l'idea di utilizzare gli spunti propri del genere per innescare una serie di considerazioni sulla condizione umana che sfociano nella filosofia.
In questo senso "E' difficile essere un dio" è esemplare, una meditazione sul lato oscuro e bestiale dell'umanità che la porta all'autodistruzione, al premiare i tiranni ed a opprimere i giusti, a distruggere in nome di una rassicurante obbedienza ciò che potrebbe trascinarla fuori dal pantano dell'ignoranza e della servitù.
Ci troviamo su un pianeta lontano non si sa quanto dalla terra, il cui nome non conosciamo, ma dove la storia e l'evoluzione sociale, culturale e politica sono mille anni circa indietro rispetto alla nostra. E' questo un mondo dominato dalla paura e dalla superstizione in cui vivono animali leggendari e le cose sconosciute, mai viste prima, diventano visioni, opere di maghi e streghe.
Tra la popolazione ignara vivono alcuni studiosi provenienti dalla terra, specializzati in storia. Si nascondono sotto le spoglie di nobili e frati, il loro scopo è lo studio di questa civiltà arretrata e come novelli David Attemborough hanno il dovere di mantenere un atteggiamento neutro nei confronti dell'ambiente che li circonda limitandosi ad osservarlo. Cosa non facile per Anton, un giovane storico terrestre conosciuto nel Regno di Arkanar come Don Rumata: trova quel mondo barbaro, sporco e ripugnante, non riesce ad abituarvisi nè a rimanere indifferente ai massacri di intellettuali e semplici cittadini che hanno come unica colpa quella di saper leggere e scrivere. La cultura è bandita per editto reale e il non conformarsi con la massa rivelando un carattere autonomo può costare la vita.
Prototipo di eroe leale ed in possesso di abilità e conoscenze fuori dal comune, Rumata si muove tra intrighi e sommosse, assistendo al disfacersi di un ordine ed all'affermarsi di uno nuovo, non per forza migliore.
Geniale critica al potere che si impone attraverso l'ignoranza, la paura e il timor di dio, questo libro lascia esterrefatti per l'analisi perfetta dei meccanismi sociali e politici che ricordano in modo inquietante la realtà Italiana e tutte le situazioni dittatoriali passate e presenti:
"...Erano passivi, avidi ed incredibilmente egoisti. Da un punto di vista psicologico erano quasi tutti schiavi: schiavi della fede, di sè stessi, delle loro rabbiose passioni e della loro avidità. E se per caso uno di essi era nato con uno spirito nobile (...) non sapeva neanche che farsene della propria libertà: si affrettava a diventare di nuovo schiavo". Vi ricorda qualcosa?
L'umanità non ha fatto -contrariamente a quanto accade nel libro- molti passi avanti e ci riconosciamo perfettamente nella popolazione brutta sporca cattiva e fessa del Regno di Arkanar.
La scrittura è impalpabile e visionaria, con alcune scene degne dell'antro del nano in Twin Peaks, c'è addirittura un dialogo assolutamente delirante composto da parole plausibili ma inesistenti.
A mio parere i fratelli Strugatzki eccedono forse in sottintesi, tanto che pure dopo aver finito il libro si rimane come quando ci si sveglia da un sogno, senza la certezza di tutti i fatti accaduti, del perchè e del come. Sicuramente è un effetto voluto, fatto sta che Rumata sembra scivolare simile ad un'ombra in un granitico tableau vivant dove gli abitanti del pianeta agiscono come giocattoli a molla seguendo le loro inclinazioni senza deviarne mai e dove alla fine tutte le imprese dell'eroe non portano alcun cambiamento. C'è in questo un enorme contrasto con la narrativa occidentale che identifica con un protagonista, una sorta di messia laico, la possibilità di riscatto globale. Qui invece domina il pessimismo e la certezza che l'uomo, per quanto bravo, evoluto ed in gamba, da solo non possa far nulla per modificare il corso degli eventi e della storia.
Forse non si tratta proprio di un libro di fantascienza, e personalmente continuo a preferire "Picnic sul ciglio della strada", ma sicuramente si tratta di un'opera acuta, intelligente, che vi darà molto da riflettere anche dopo che ne avrete conclusa la lettura.
E leviamo una preghiera agli editori Italiani perchè si decidano a tradurre l'opera omnia di questi grandi autori Russi, due libri sono davvero troppo pochi!
(Arkadi e Boris Strugatzki "E' difficile essere un dio" 2005 Marcos Y Marcos)
La fantascienza Russa sembra non avere praticamente niente a che fare con quella occidentale: per quel poco che la conosco mi dà l'idea di utilizzare gli spunti propri del genere per innescare una serie di considerazioni sulla condizione umana che sfociano nella filosofia.
In questo senso "E' difficile essere un dio" è esemplare, una meditazione sul lato oscuro e bestiale dell'umanità che la porta all'autodistruzione, al premiare i tiranni ed a opprimere i giusti, a distruggere in nome di una rassicurante obbedienza ciò che potrebbe trascinarla fuori dal pantano dell'ignoranza e della servitù.
Ci troviamo su un pianeta lontano non si sa quanto dalla terra, il cui nome non conosciamo, ma dove la storia e l'evoluzione sociale, culturale e politica sono mille anni circa indietro rispetto alla nostra. E' questo un mondo dominato dalla paura e dalla superstizione in cui vivono animali leggendari e le cose sconosciute, mai viste prima, diventano visioni, opere di maghi e streghe.Tra la popolazione ignara vivono alcuni studiosi provenienti dalla terra, specializzati in storia. Si nascondono sotto le spoglie di nobili e frati, il loro scopo è lo studio di questa civiltà arretrata e come novelli David Attemborough hanno il dovere di mantenere un atteggiamento neutro nei confronti dell'ambiente che li circonda limitandosi ad osservarlo. Cosa non facile per Anton, un giovane storico terrestre conosciuto nel Regno di Arkanar come Don Rumata: trova quel mondo barbaro, sporco e ripugnante, non riesce ad abituarvisi nè a rimanere indifferente ai massacri di intellettuali e semplici cittadini che hanno come unica colpa quella di saper leggere e scrivere. La cultura è bandita per editto reale e il non conformarsi con la massa rivelando un carattere autonomo può costare la vita.
Prototipo di eroe leale ed in possesso di abilità e conoscenze fuori dal comune, Rumata si muove tra intrighi e sommosse, assistendo al disfacersi di un ordine ed all'affermarsi di uno nuovo, non per forza migliore.
Geniale critica al potere che si impone attraverso l'ignoranza, la paura e il timor di dio, questo libro lascia esterrefatti per l'analisi perfetta dei meccanismi sociali e politici che ricordano in modo inquietante la realtà Italiana e tutte le situazioni dittatoriali passate e presenti:
"...Erano passivi, avidi ed incredibilmente egoisti. Da un punto di vista psicologico erano quasi tutti schiavi: schiavi della fede, di sè stessi, delle loro rabbiose passioni e della loro avidità. E se per caso uno di essi era nato con uno spirito nobile (...) non sapeva neanche che farsene della propria libertà: si affrettava a diventare di nuovo schiavo". Vi ricorda qualcosa?
L'umanità non ha fatto -contrariamente a quanto accade nel libro- molti passi avanti e ci riconosciamo perfettamente nella popolazione brutta sporca cattiva e fessa del Regno di Arkanar.
La scrittura è impalpabile e visionaria, con alcune scene degne dell'antro del nano in Twin Peaks, c'è addirittura un dialogo assolutamente delirante composto da parole plausibili ma inesistenti.
A mio parere i fratelli Strugatzki eccedono forse in sottintesi, tanto che pure dopo aver finito il libro si rimane come quando ci si sveglia da un sogno, senza la certezza di tutti i fatti accaduti, del perchè e del come. Sicuramente è un effetto voluto, fatto sta che Rumata sembra scivolare simile ad un'ombra in un granitico tableau vivant dove gli abitanti del pianeta agiscono come giocattoli a molla seguendo le loro inclinazioni senza deviarne mai e dove alla fine tutte le imprese dell'eroe non portano alcun cambiamento. C'è in questo un enorme contrasto con la narrativa occidentale che identifica con un protagonista, una sorta di messia laico, la possibilità di riscatto globale. Qui invece domina il pessimismo e la certezza che l'uomo, per quanto bravo, evoluto ed in gamba, da solo non possa far nulla per modificare il corso degli eventi e della storia.
Forse non si tratta proprio di un libro di fantascienza, e personalmente continuo a preferire "Picnic sul ciglio della strada", ma sicuramente si tratta di un'opera acuta, intelligente, che vi darà molto da riflettere anche dopo che ne avrete conclusa la lettura.
E leviamo una preghiera agli editori Italiani perchè si decidano a tradurre l'opera omnia di questi grandi autori Russi, due libri sono davvero troppo pochi!
(Arkadi e Boris Strugatzki "E' difficile essere un dio" 2005 Marcos Y Marcos)
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